L’enciclica di Leone XIV/1. Un magnifico appello a restare umani

Lo scorso 25 maggio è stata resa pubblica l’attesa enciclica di Leone XIV Magnifica Humanitas (cliccare qui per leggerne il testo integrale), la prima del suo pontificato, firmata però dal Pontefice il 15 maggio, lo stesso giorno di 135 anni fa in cui il suo predecessore Leone XIII aveva promulgato la Rerum Novarum, dedicata alle “cose nuove” del tempo (1891), in particolare le conseguenze sociali  della prima rivoluzione industriale sul piano dei diritti dei lavoratori, e dei doveri degli Stati in materia di politiche economiche e sociali (e dura polemica con i movimenti socialisti allora in forte crescita in Europa e in Italia).

Oggi (2026) le “res novae” emergenti sono soprattutto quelle collegate all’impetuoso sviluppo dell’intelligenza Artificiale (IA) e delle sue applicazioni in campo scientifico e tecnologico, ed è delle conseguenze sociali, ma più ampiamente umane, di tale sviluppo che si occupa l’enciclica Magnifica Humanitas, che fa esplicito riferimento agli inquietanti scenari che deriverebbero dall’entrata in funzione automatica di applicazioni che prescindono da una decisione umana (per esempio in campo militare) o destinate a condizionare la libertà (il “discernimento”) degli individui (per esempio, nel casi dell’ingegneria bio-genetica e dell’ibridazione tra cervello umano e macchine di IA): prospettive transumane, o addirittura postumane, chiaramente identificate e condannate dal documento pontificio. Non a caso il suo sottotitolo è “Sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”.

Il concetto di “custodia”, appartenente al lessico agostiniano, torna in tutta l’enciclica dell’agostiniano Leone XIV, e permea anche gli otto paragrafi (dal numero 139 al 147 del capitolo IV) specificamente dedicati all’educazione, alla quale spetta il compito fondamentale e imprescindibile di formare i giovani al corretto uso degli strumenti di IA “in un tempo in cui la verità viene spesso piegata agli interessi e alle strategie comunicative” e “la pervasività dei media digitali genera una cultura dell’immediatezza e dell’iperstimolazione, che alimenta stanchezza, noia e apatia di fronte alla fatica necessaria per cercare la verità” (paragrafo 137). Ma le società contemporanee sono preparate ad assolvere questo compito? Approfondiamo la questione nella notizia successiva.

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