Rapporto Invalsi 2026. Avanti piano, tra luci e ombre
Ormai i rapporti annuali Invalsi sono diventati eventi di rilievo istituzionale, tanto da essere presentati in Parlamento. È stato così anche quest’anno, con la illustrazione del Rapporto 2026 alla Camera dei Deputati (Aula dei gruppi parlamentari) da parte del Presidente dell’Istituto, Roberto Ricci, alla presenza del ministro Giuseppe Valditara. Chi legge in questo momento può seguire la diretta della presentazione attraverso la WebTV della Camera dei Deputati. A partire dalle ore 11.00 il Rapporto integrale, le slide e gli altri materiali di approfondimento sono comunque disponibili sul sito ufficiale INVALSI.
In sintesi, possiamo anticiparne alcuni contenuti, a partire dai dati quantitativi, che mostrano l’imponenza di questa rilevazione: gli allievi e allieve che hanno svolto le prove sono stati quest’anno circa 2.440.000 per 11.374 istituti scolastici. Le prove computerizzate, somministrate agli studenti di terza media e dell’ultimo anno della scuola secondaria superiore (gradi 8 e 13 nella classificazione internazionale utilizzata dall’Invalsi) sono state 5.570.000 (cui si aggiungono le prove cartacee per la scuola primaria) corrispondenti a 4.100.000 certificazioni.
Non si può dire nel complesso che siano emerse novità di rilievo, perché le tendenze di fondo sono rimaste invariate (forte divario Nord-Sud, con punte negative in Sicilia e Sardegna, lento recupero delle prestazioni del 2018-2019, l’anno prima del Covid (in linea con un analogo trend internazionale), eccellenze concentrate al Nord. Forse l’unica (buona) notizia è il notevole calo della dispersione scolastica esplicita dal 14.5% del 2018 all’8,2% del 2025, fino al 7,3% stimato dall’Invalsi per il 2026: un risultato straordinario se confrontato con il target del PNRR 2026, fissato al 10,2%, ma in parte compensato (in negativo) dalla persistenza del fenomeno della dispersione implicita, rilevante soprattutto al Sud, come risulta anche dalle rilevazioni comparative internazionali come PISA.
Gravi in particolare (ma è così anche in molti altri Paesi) i ritardi e i gap in Matematica, mentre abbastanza soddisfacenti, se considerati in un quadro che conferma comunque i gravi dislivelli della scuola italiana, sono i risultati riguardanti l’apprendimento dell’inglese e delle competenze digitali (due delle “tre i” di berlusconiana memoria, indicate però in precedenza anche dall’allora ministro del Lavoro Gianni De Michelis nella seconda metà degli anni Ottanta). Resta il dubbio che sui progressi realizzati (anche al Sud) dagli studenti in questi due campi abbiano influito fattori extrascolastici, considerata la naturale familiarità dei “nativi digitali” con la lingua e la cultura del mondo anglosassone.
Alla presentazione del Rapporto 2026, come accennato, è presente il ministro Valditara, del cui intervento daremo conto in seguito. (O.N.)
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