Francesco Maritati: ‘Sogno una scuola ricca di spazi per l’espressione artistica, dove i ragazzi possano scoprire i propri talenti’

Di Sara Morandi

Francesco Maritati, giovane e talentuoso cantautore romano, si appresta a raccontare il suo percorso artistico e personale attraverso il suo ultimo lavoro discografico, intitolato semplicemente “FRA”. Questo album rappresenta un punto di svolta nella sua carriera, offrendo un contenuto che dialoga con le speranze e le aspirazioni delle nuove generazioni, pur rimanendo accessibile a un pubblico di tutte le età. Artista poliedrico, Francesco ha saputo fondere la musica con la recitazione e il doppiaggio, dimostrando una versatilità che arricchisce la sua espressione creativa.

In “FRA”, Maritati collabora con Francesca Carboni, un legame artistico e affettivo che aggiunge profondità alle sue composizioni. Il disco è intriso di autenticità, frutto di un processo creativo condiviso e di un viaggio personale che Francesco racconta con passione.

Al di là delle note e dei versi, Francesco Maritati coltiva una visione chiara per il futuro dell’educazione artistica. Immagina una scuola che valorizzi la creatività e l’espressione artistica, dove la musica non sia un elemento marginale ma una parte integrante della formazione. Sogna spazi dove i giovani possano scoprire e coltivare i propri talenti, trovando il coraggio di trasformare la loro arte in una parte fondamentale della loro vita.

Il tuo nuovo album “FRA” sembra essere un punto di svolta nella tua carriera. Quali sono stati i momenti più significativi durante la sua creazione, e come pensi che questo disco rispecchi le tue esperienze personali e artistiche?

“Fra: spettacolo concerto” è il coronamento di un sogno che coltivo da tanti anni. È la registrazione live di uno spettacolo portato in scena al Piccolo Teatro Arcadia di Ostia con la Compagnia Arcadia, di cui faccio parte. È la mia storia, ma anche quella di tanti musicisti, artisti e giovani che si trovano a voler fare della loro arte la loro vita. È stato un percorso lungo e condiviso con tanti amici e persone che l’hanno reso possibile, e che ringrazio molto. Questo disco racconta chi sono ora, e realizzarlo mi ha dato la forza di credere di più in me stesso. Non è un album che segue le tendenze discografiche del momento, un live di un artista emergente di 15 tracce non è esattamente un tentativo semplice e immediato per farsi notare, eppure è estremamente vero. In ogni nota, battuta e silenzio, ci sono io.

In “FRA” collabori con Francesca Carboni per la scrittura delle canzoni. Come si è sviluppato il vostro processo creativo e quali sono stati i vantaggi di lavorare insieme su questo progetto?

“Francesca Carboni è mia zia, venuta a mancare nel 2012. Era una musicista e insegnante di canto, e negli anni dopo la sua scomparsa ho scoperto tante canzoni scritte da lei. Col tempo le ho ascoltate tanto, imparate a suonare, adattate a me, e ora le canto insieme a quelle che scrivo io. La scelta di chiamare il discorso “Fra”, così come il mio nome d’arte, è dedicata a lei. Non solo per il nome che ci unisce, ma per la canzone che si chiama appunto “Fra”, scritta da lei, e che racconta di come siamo in viaggio, in cammino, semplicemente “fra”. Tutto questo è dedicato a lei, che mi ha fatto amare la musica e che continua ad esserci, nonostante tutto. Con lei a fianco quando canto e suono, non sono mai solo”.

Hai una carriera ricca e variegata, che spazia dalla musica alla recitazione e al doppiaggio. In che modo queste diverse forme d’arte si influenzano a vicenda nel tuo lavoro quotidiano?

“La recitazione è entrata nella mia vita più di recente rispetto alla musica, eppure mi ha travolto completamente. In pochi anni ho studiato in accademie e scuole di teatro, musical e doppiaggio. Salire su un palco è sempre una sfida, che lo faccia cantando o recitando, ma il teatro mi ha sicuramente aiutato a tirare fuori tante parti di me, che aspettavano solo di uscire. “Fra:spettacolo concerto” è proprio la somma di tutto questo, un misto di teatro-canzone, dove il copione lascia anche spazio alla realtà, e la musica è la protagonista. Sento che la recitazione continuerà a far parte della mia vita, come la musica”.

Guardando al futuro, come immagini la scuola del domani? Quali cambiamenti pensi siano necessari per incoraggiare e sostenere i giovani per affrontare il futuro?

“La scuola è il primo microcosmo che si frequenta, è la realtà che circonda completamente tutti i ragazzi, e per questo quella a cui dedicare più cura. Le mie prime esibizioni in pubblico sono state nella mia scuola, al liceo, e le ricordo tutte con piacere. Se durante le ore di lezione ero più riservato, quando capitavano occasioni come queste riuscivo a trovare il mio posto. Credo che la scuola dovrebbe contribuire alla creatività, sotto ogni punto di vista. La musica, purtroppo, non è valorizzata. Servirebbero più spazi di espressione artistica in generale, per cui i ragazzi possano scoprire i propri talenti e a gioia di condividerli con gli altri”.

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