Professore aggredito a Parma non denuncia gli studenti/1. Ha fatto bene?
Ha fatto bene il professore di Sistemi e Reti dell’Itis Leonardo Da Vinci di Parma, 63 anni, a non querelare gli studentiche avevano aggredito lui e un altro docente fuori della scuola (filmando anche la scena, finita sul web) malgrado l’invito della questura a farlo? La motivazione data dal professore in un’intervista rilasciata a Giusi Fasano del Corriere della Sera (27 maggio) è stata quella di voler dare una lezione di vita ai ragazzi rinunciando a umiliarli pubblicamente.
Punto sul quale ha specificato di non essere d’accordo con il ministro Valditara, giudicato “incompetente” per aver detto che “l’umiliazione dello studente è una pratica consigliabile che rafforza il carattere”. “Una grande sciocchezza” per il professore. Un passaggio necessario e utile, al contrario, per il ministro Guido Crosetto perché “non c’è giustificazione, non ci deve essere comprensione, non si può che essere duri. Non solo nella condanna, che è scontata e doverosa, ma nelle conseguenze per tutti questi ragazzi”. I responsabili vanno puniti in modo che “altri capiscano che lo Stato non può accettare la violenza verso nessuno ma ancor di più verso chi lo serve, come un professore”. Analoga la reazione del ministro Valditara, che ha dichiarato al TG1 che “è finito il tempo delle giustificazioni, occorre rimettere al centro le responsabilità”. Concetto ribadito al Corriere della Sera (Fregonara, 29 maggio): “con questo governo l’epoca del giustificazionismo è finita”. E il professore sbaglia secondo Valditara a non denunciare gli studenti violenti perché “la sanzione non distrugge il futuro, serve a far maturare la persona”. Comunque, aggiunge “essendo minorenni, per quello che hanno fatto non è prevista certo la galera, ma altri strumenti rieducativi”.
Misurato il commento del provveditore di Parma, Andrea Grossi, che ha definito l’episodio “grave”, ma da “non enfatizzare più di tanto dal punto di vista degli aspetti fisici: non abbiamo notizie di ferite”. La priorità deve restare quella educativa, puntando su interventi di recupero e responsabilizzazione dei giovani piuttosto che su punizioni esemplari.
Intanto l’Istituto ha già provveduto a sospendere i tre studenti per 30 giorni. Se in sede di scrutinio di fine anno (imminente) sarà dato loro 5 in condotta saranno bocciati.
Ma che dice in proposito la normativa recentemente varata (Legge 24 aprile 2026, n. 54, ex “Decreto legge Sicurezza” n. 23/2026)? L’articolo 11 del Decreto legge ha modificato gli articoli del Codice Penale e del Codice di Procedura Penale per aumentare drasticamente le pene a tutela dei docenti e dirigenti (e anche del personale delle Ferrovie).
Il testo dell’articolo interviene nello specifico su due fronti: le lesioni personali e le modalità di arresto. Quanto alle lesioni si fa una distinzione tra “lievi, gravi e gravissime” arrecate a personale scolastico “a causa o nell’esercizio delle sue funzioni”, ed è prevista la reclusione: da 2 a 5 anni per lesioni lievi, da 4 a 10 per lesioni gravi e da 8 a 16 per lesioni gravissime.
Quanto all’arresto, è previsto automaticamente ma solo in flagranza del reato. Altrimenti serve sempre una querela da parte dell’aggredito, ed entrano in vigore solo le misure amministrative e disciplinari. Il problema è complicato e multiforme, ma non solo in Italia, come vediamo nella notizia successiva.
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