Competenze digitali: l’Italia recupera, ma restano i ritardi. Puntare su un sistema di certificazione

Secondo il quarto Rapporto “State of the Digital Decade 2026”, pubblicato dalla Commissione Europea lo scorso 17 giugno, per quanto riguarda le competenze digitali di base l’Italia raggiunge il 54,3% della popolazione (era 45,8 l’anno prima), e resta quindi sotto la media europea del 60,4%, e lontana dall’80% entro il 2030, traguardo fissato dall’UE per quella data. Gli specialisti di ICT rappresentano in Italia il 3,8% dell’occupazione totale, contro una media europea del 5%, mentre l’obiettivo dell’Unione è quello di raggiungere il 10% entro il 2030. L’intelligenza artificiale è utilizzata dal 16,4 delle imprese contro il 19,9 della media europea, ben lontano (in questo caso come il resto d’Europa) dall’obiettivo europeo del 75% entro il 2030.

Non tutti gli indicatori italiani però sono negativi. Il 79,5% delle PMI italiane, per esempio, ha raggiunto almeno il livello base di competenza digitale, contro una media europea del 71,4%. Ciò significa che la digitalizzazione di base del tessuto produttivo, almeno per le PMI, procede più velocemente che in altri Paesi europei: un fatto che potrebbe dare un vantaggio competitivo a una nazione come l’Italia la cui popolazione in età da lavoro, secondo l’ISTAT, è destinata a scendere da 37,2 milioni nel 2024 a meno di 30 milioni nel 2050: produrre di più e meglio con l’aiuto dell’IA, aumentando la produttività,  sarà l’unico modo per mantenere la competitività in un Paese la cui forza lavoro si riduce.

Questi e altri dati sono forniti da un esauriente articolo di Luigi Gambardella, esperto di politiche del digitale, già presidente degli operatori europei di telecomunicazioni, pubblicato nell’edizione del 18 giugno dalla testata online agendadigitale.eu ed efficacemente intitolato “Decennio digitale, il report UE è una sveglia per una vecchia Italia”.

Certo, serviranno anche un maggior tasso di partecipazione femminile al lavoro e un’immigrazione selezionata e governata, ma la via maestra per aumentare la produttività (ferma in Italia da decenni) è l’automazione digitalizzata dei processi industriali, a partire da un adeguamento della prima formazione scolastica, come in parte fanno le nuove Indicazioni Nazionali per i licei con un approccio trasversale e in modo più specifico la legge 132/2025 in materia di intelligenza artificiale.

Una spinta fondamentale all’innalzamento del livello delle competenze digitali può (e deve) venire dal mondo dell’educazione, coinvolgendo da un lato il personale (sia docente sia non docente) e dall’altro gli studenti. Un ruolo decisivo è rappresentato dalla certificazione delle competenze. In generale e nello specifico quelle digitali. E’ su questo terreno che può realizzarsi quell’alleanza tra scuole e università (istruzione formale) e mondo dell’istruzione non formale di cui si parla anche nel Rapporto Draghi, che immagina un’unione delle competenze: per competere l’Unione Europea deve essere un’unione che punta sulle competenze e lo fa attraverso un sistema in grado di connettere scuola e lavoro.

Tradotto in termini scolastici: utilizzare le certificazioni delle competenze digitali del cittadino e di chi educa basate sui framework europei, per stimolare una “corsa alle competenze” da parte da un lato dei docenti (certificazione DigCompEDU) e del personale non docente (certificazione DigComp 2.2) e dall’altro degli studenti (certificazione DigComp). Il Portfolio/Curriculum dello studente è lo strumento dove documentare questi titoli (alle certificazioni sul digitale e sulle lingue se ne aggiungeranno presto molte altre, a partire da AI for Teacher e AI for Student), così come il Portfolio del docente lo sarà presto per chi insegna.

L’estate è un’ottima occasione per accrescere queste competenze e dotarsi di queste certificazioni.

Il decennio digitale (2020-2030) – di cui l’AI Act europeo (Regolamento UE 2024/1689) è una pietra miliare, considerato anche l’attuale (e tendenziale) quadro geopolitico – è per l’Europa (e in essa per l’Italia per le peculiari ragioni dette) un’occasione storica per riaffermare la sua identità politico-culturale, basata su una visione antropocentrica del progresso tecnologico, richiamata anche da Leone XIV nella sua recente enciclica.

 

Per approfondimenti:

Con la certificazione sotto accreditamento, fuori i mercanti dal tempio dell’Educazione

– Competenze digitali. Verso un certificato europeo unico
– Competenze. Una sfida per l’Europa
– Competenze, competenze, competenze: nasce Skills England. E in Italia?
– Rapporto Draghi. Un sistema europeo di certificazione delle competenze per connettere scuola e lavoro
– L’unione (delle competenze) fa la forza

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