Indicazioni Nazionali. Il ruolo strategico della SAFI

Come si è appreso in occasione del seminario nazionale di cui alla notizia precedente la SAFI (Scuola di Alta Formazione dell’Istruzione) ha ora un nuovo presidente, che subentra al prof. Giuseppe Bertagna, in carica dal giugno 2023. Si tratta della professoressa Loredana Perla, già coordinatrice della Commissione che ha elaborato le nuove Indicazioni Nazionali, presentata come presidente SAFI all’inizio dei lavori dal capo Dipartimento per l’istruzione Carmela Palumbo (“anche se la notizia non è ancora ufficiale”, ha voluto precisare la Perla).

E’ significativo che a dirigere il Piano di formazione del personale docente e dirigente in generale, e in particolare quello sull’introduzione delle nuove Indicazioni Nazionali per il primo ciclo (e in prospettiva anche per l’istruzione secondaria superiore) sia stata chiamata la coordinatrice della Commissione che le ha elaborate. Un segno anche dell’importanza che il ministro Valditara attribuisce all’implementazione delle nuove Indicazioni. In passato a gestire la formazione dei progetti innovativi (es. Progetto 92, “progetti assistiti” dell’istruzione tecnica, nuovo esame di maturità Berlinguer, in parte programmi Brocca) hanno sempre provveduto le Direzioni generali del Ministero per il tramite del corpo ispettivo, e di alcuni esperti “comandati” presso di esse. E il fatto che la SAFI – che nei primi tre anni di vita è stata poco visibile, almeno all’esterno – sia destinata ad assumere un ruolo sempre più influente lo si intuisce anche dai numerosi e delicati compiti che le vengono assegnati dalla Direttiva n. 119 del 26/6/2026 (ma resa nota solo lo scorso 16 settembre) per l’accreditamento dei soggetti deputati a erogare la formazione in servizio (continua e incentivata) del personale.

La regia della formazione in servizio del personale docente e dirigente in Italia ha fatto capo storicamente all’apparato amministrativo soprattutto centrale fin dall’inizio dello Stato unitario, a seguito della scelta del modello amministrativo francese centralizzato e burocratizzato a sostegno del processo di costruzione dell’unità non solo politica ma anche culturale del nostro Paese.

L’avvento dell’autonomia delle scuole, più formale che sostanziale, non ha sostanzialmente modificato questo assetto. Ma il piano formativo sulle nuove Indicazioni affidato, attraverso la SAFI, a una figura proveniente dall’esterno, anziché a una leadership alto-burocratica (anche se si muoverà a braccetto con la Direzione generale per gli ordinamenti scolastici, la formazione del personale scolastico e la valutazione del sistema nazionale di istruzione), si pone potenzialmente come un elemento di discontinuità rispetto alla tradizione buro-centralistica del nostro Paese.

È vero che molte e importanti funzioni organizzative sono assegnate alla dott.sa Antonietta D’Amato, direttrice generale della segreteria tecnica della SAFI, ma è a quest’ultima, e dunque alla regia della presidente Perla, che compete l’accompagnamento delle scuole autonome nella produzione dei materiali didattici da parte delle scuole, che saranno il luogo di raccordo privilegiato tra le strategie nazionali e i contesti operativi.

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