Lina Gervasi: “Sogno una scuola in cui la musica e l’arte aiutino ogni studente a lasciare un segno unico nel mondo”

Lina Gervasi, artista siciliana di straordinario talento, ha recentemente incantato il pubblico internazionale con la sua esibizione da solista alla cerimonia di apertura delle Paralimpiadi Milano-Cortina 2026. Con il suo theremin unico, simbolo di speranza e rinascita, ha portato sul palco un messaggio di inclusione e resilienza che ha toccato il cuore di milioni di persone. Inoltre, ha affascinato il pubblico del Teatro Antico di Taormina, durante la serata Dolce&Gabbana Alta Sartoria, con una performance che ha fuso musica, moda e arte in un viaggio evocativo tra le colonne sonore e l’universo estetico del celebre brand. Immaginando la scuola del futuro, Lina Gervasi sogna un luogo dove la creatività e l’innovazione siano stimolate attraverso l’interdisciplinarità, l’educazione all’ascolto e la libertà di sbagliare. Una scuola che non solo accoglie le diversità ma le valorizza, trasformando ogni difficoltà in opportunità di crescita. Per Lina, la musica è un potente strumento educativo che può abbattere barriere e coltivare una comunità scolastica inclusiva e aperta, capace di ispirare i giovani a credere nei propri sogni e a lasciare un segno unico nel mondo.

Hai incantato il pubblico internazionale con la tua esibizione alla cerimonia di apertura delle Paralimpiadi Milano-Cortina 2026. Cosa significa per te portare il suono del theremin su palcoscenici così prestigiosi?

“Portare il theremin e suonarlo da solista sul palco della cerimonia di apertura delle Paralimpiadi Milano-Cortina 2026 è stato un traguardo artistico straordinario, una profonda responsabilità e, soprattutto, un’emozione indescrivibile che custodirò per sempre nel cuore. È stato un momento di autentica connessione umana, capace di dare voce a valori fondamentali come l’inclusione e la resilienza, che incarnano lo spirito paralimpico. Davanti a milioni di occhi ho scelto di suonare un theremin che non fosse soltanto uno strumento musicale, ma un testimone vivente di speranza. Si tratta di un pezzo unico al mondo, realizzato su mie specifiche con il legno dei barconi dei migranti approdati sulle coste della mia amata Sicilia. Per questo desidero ringraziare di cuore la cooperativa sociale “Rò La Formichina” di Santa Venerina (CT). A questo mio theremin ho deciso di dare un nome proprio: Kymos, dalla parola greca kyma, onda. Il timbro del theremin è simile alla voce umana e nel caso specifico Kymos rappresenta l’urlo e la disperazione di chi ha affrontato e sfidato l’abisso in cerca di una vita nuova: il grido di chi ce l’ha fatta ottenendo la salvezza ma anche e soprattutto la voce di chi quella salvezza l’ha solo sognata rimanendo intrappolato nell’abisso.

Kymos racconta la storia di ciascuno di noi. Attraverso questo strumento ho voluto lanciare un messaggio importante: così come l’intera manifestazione paralimpica, Kymos rappresenta la forza che ognuno di noi possiede per rialzarsi dopo ogni caduta. È la dimostrazione che anche la ferita più profonda può trasformarsi in arte, bellezza e rinascita. Proprio come il legno dei barconi, destinato all’oblio, ha trovato nuova vita trasformando in musica la sofferenza delle tante esistenze che custodiva, così anche noi dobbiamo ricordare che ogni difficoltà può diventare una grande opportunità. Sento una connessione profonda tra la mia storia, quella di Kymos e lo spirito delle Paralimpiadi. Il theremin mi ha salvata, restituendomi la possibilità di continuare a fare musica, di proteggere la mia passione, il mio lavoro e di custodire i miei sogni. Mi ha insegnato che nulla è mai perduto per sempre. Sono convinta che Kymos incarni pienamente i valori paralimpici. È uno strumento profondamente inclusivo, capace di abbattere ogni barriera. Far risuonare la sua voce invisibile davanti a un pubblico mondiale è stato il mio modo di ricordare che la musica può superare qualsiasi ostacolo fisico e raggiungere direttamente l’anima delle persone. La bellezza, in fondo, sa andare oltre ciò che vediamo”.

La tua performance al Teatro Antico di Taormina per l’evento Dolce&Gabbana Alta Sartoria è stata descritta come un viaggio musicale tra suggestioni cinematografiche e atmosfere evocative. Come hai concepito il dialogo sonoro tra il theremin e l’universo estetico delle creazioni di Dolce&Gabbana?

“È stata un’esperienza straordinaria, intensa e ricca di emozioni. L’intera serata al Teatro Antico di Taormina ha rappresentato una perfetta alchimia tra arte, moda e radici. L’universo estetico di Dolce&Gabbana racconta una Sicilia autentica, fatta di contrasti, luce, sacralità e memoria cinematografica. Non si è trattato di una semplice sfilata, ma di uno spettacolo curato in ogni dettaglio, pensato per valorizzare le straordinarie creazioni di Alta Sartoria, realizzate con tessuti e finiture di altissimo pregio. Suonare per Dolce&Gabbana, uno dei brand più iconici al mondo e profondamente legato alla Sicilia e alla nostra identità, è stato per me un grande onore. Lo è stato ancora di più essere vestita personalmente da Domenico Dolce, una persona straordinaria, sensibile e premurosa. Per l’occasione ho indossato un magnifico abito nero con un lungo strascico, impreziosito dagli splendidi gioielli della Maison. Far risuonare la voce del mio theremin all’interno del Teatro Antico di Taormina, una cornice imponente, carica di storia e tra le più affascinanti al mondo, mi ha profondamente emozionata. Il mio intervento musicale ha fatto da ponte invisibile tra la narrazione visiva della sfilata e la dimensione senza tempo del teatro greco-romano. È stato inoltre incredibilmente emozionante esibirmi davanti a grandi personalità internazionali come Jennifer Lopez, Christian Bale, Erling Haaland e tanti altri ospiti d’eccezione. Il concerto era costruito attorno ai temi principali di celebri colonne sonore, riarrangiati per theremin solista, chitarra, quintetto d’archi e quattro coriste, insieme al mio produttore, il chitarrista Denis Marino, che desidero ringraziare di cuore. A suggellare il passaggio tra il concerto e l’inizio della sfilata è stato il brano “Rising”, una mia composizione originale dedicata alla rinascita interiore e contenuta nel mio album “Beyond the mirror””.

Sei considerata una delle interpreti più riconoscibili del theremin a livello internazionale. Qual è stato il tuo percorso artistico che ti ha portato a scegliere e promuovere questo strumento così unico?

“La mia è una storia particolare, fatta di forza, resilienza, sogni, amore e di un profondo rispetto per la vita e per la musica. Non ho scelto il theremin semplicemente perché fosse uno strumento insolito. L’ho incontrato nel momento in cui avevo un bisogno vitale di ritrovare una strada verso la musica. Sono thereminista, compositrice e docente, laureata in flauto traverso, e la musica fa parte della mia vita fin da quando ero bambina. Alla fine del 2018 ho scoperto la causa dei gravi problemi di salute che mi affliggevano da tempo: un’intossicazione acuta da metalli pesanti e un’allergia al nichel. Quella diagnosi mi costrinse a interrompere la mia attività di flautista. Per un musicista, non poter più suonare significa non soltanto mettere in discussione la propria carriera, ma perdere una parte profonda della propria identità. Mi è crollato il mondo addosso. Da una parte provavo la gioia di aver finalmente individuato la causa del mio malessere e la strada per affrontarlo; dall’altra sentivo tutto lo sconforto e la paura di dover rinunciare per sempre al flauto traverso. Eppure il desiderio di continuare a fare musica era troppo forte. Volevo trovare una soluzione a ogni costo ed è stato allora che mi sono ricordata del theremin. I primi approcci non sono stati semplici, ma la determinazione e l’impegno hanno avuto la meglio. Oggi posso dire di aver trasformato una difficoltà personale in una straordinaria opportunità. Il theremin mi ha letteralmente salvata, permettendomi di rinascere e di riscoprire un nuovo modo di vivere e fare musica. La mia formazione da flautista è stata fondamentale. Ho trasferito sul theremin la cantabilità, il fraseggio, la cura dell’intonazione e il controllo del respiro, traducendoli in gesto e movimento nello spazio invisibile. Da questa esperienza è nato il mio linguaggio artistico.

Promuovere il theremin significa, per me, sottrarlo al pregiudizio che lo considera una semplice curiosità tecnologica o un effetto sonoro, per restituirgli il ruolo di autentica voce solista nella musica orchestrale, cinematografica e contemporanea, oltre che nelle mie composizioni originali. Ho scoperto uno strumento straordinariamente inclusivo, capace di abbattere ogni forma di barriera. Da allora porto sempre con me un motto che guida anche il mio insegnamento: “La musica è ovunque, basta avere solo un po’ di fantasia”.

Hai collaborato con molti artisti di spicco come Riccardo Muti e Giovanni Sollima. Come queste collaborazioni hanno influenzato la tua carriera e la tua visione musicale?

“Nel mio percorso musicale ho avuto la straordinaria opportunità di incontrare e collaborare con grandi maestri. Lavorare al loro fianco è stato fondamentale per la mia crescita e la mia maturazione artistica. È stato un onore immenso esibirmi come solista sotto la direzione del Maestro Riccardo Muti al Ravenna Festival – Le vie dell’amicizia. Un sogno che si è realizzato e che rappresenta uno dei momenti più significativi della mia carriera. Da una figura carismatica come il Maestro Muti, che fin da bambina è stato per me un punto di riferimento, si imparano il rigore stilistico, l’ascolto profondo, il rispetto della partitura e il senso di responsabilità verso ogni singolo suono. Con artisti visionari e travolgenti come Giovanni Sollima, per il quale nutro un’immensa stima, si esplorano invece l’energia più viscerale della musica, la contaminazione dei linguaggi, la libertà creativa e il coraggio di superare gli schemi. Il Maestro Sollima è anche tra i prestigiosi ospiti del mio ultimo lavoro discografico, “Beyond the mirror”, nel quale ha collaborato al brano “Softly”. Un’altra collaborazione alla quale sono profondamente legata è quella con il Maestro Claudio Simonetti, fondatore dei Goblin e autore delle celebri colonne sonore dei film di Dario Argento. Nel tempo si è instaurata una sincera amicizia e questa sinergia artistica mi ha permesso di esplorare il modo in cui il suono possa trasformarsi in immagine, atmosfera e narrazione. Ho avuto l’onore di suonare da solista nella nuova versione prog-rock di “Suspiria”, realizzata per il quarantacinquesimo anniversario del film di Dario Argento, partecipando anche al video ufficiale diretto dal Maestro Sergio Stivaletti. Sono inoltre felice di avere il Maestro Simonetti come ospite in un altro mio brano, “Lost in the dark”, anch’esso contenuto in “Beyond the mirror”. A queste esperienze si aggiungono, solo per citarne alcune, le collaborazioni nei dischi di Luca Madonia, insieme ad artisti del calibro di Franco Battiato, Carmen Consoli, Enrico Ruggeri, Morgan e Mario Venuti. Tutti questi incontri mi hanno insegnato che la musica non conosce confini rigidi di genere e che il theremin può inserirsi con piena autorevolezza tanto nel repertorio colto quanto nei contesti sperimentali, d’avanguardia, pop e cinematografici. È proprio questa sintesi tra rigore, immaginazione e ricerca timbrica ad alimentare oggi anche il mio nuovo album di composizioni originali, di prossima pubblicazione”.

Immaginando la scuola dei sogni per i giovani del domani, quali elementi ritieni fondamentali per stimolare la creatività e l’innovazione nei futuri studenti?

“La scuola dei sogni non è un luogo privo di difficoltà, ma una comunità educante in cui la musica e l’arte aiutano ogni studente a sentirsi ascoltato, a superare le proprie paure e a lasciare un segno unico nel mondo. Per questo credo che la scuola debba rimettere al centro la curiosità e il coraggio di esplorare l’inesplorato. Immagino un percorso educativo fondato su tre elementi essenziali. Il primo è l’interdisciplinarità: far dialogare la scienza con l’arte, la tecnologia con la letteratura. La vera innovazione non coincide con la semplice presenza della tecnologia, ma nasce quando questa diventa uno strumento capace di aiutare gli studenti a esprimersi. Lo stesso theremin, in fondo, nasce dalla tecnologia dei primi del Novecento per trasformarsi in pura poesia sonora, perfettamente proiettata nella società contemporanea. Il secondo elemento è l’educazione all’ascolto e all’empatia. In un mondo sempre più veloce e digitale, dobbiamo insegnare ai ragazzi ad ascoltare davvero: la musica, le proprie emozioni e il proprio io più profondo. Infine, la libertà di sbagliare. È fondamentale favorire la sperimentazione pratica, facendo comprendere che l’errore non rappresenta un fallimento, ma una tappa indispensabile del processo creativo, attraverso il quale ciascuno può trovare la propria voce, nella sua unicità. Questa visione nasce dalla mia esperienza personale. Da sempre mi impegno a favore della musica, dell’inclusione sociale e dell’abbattimento di ogni barriera, con il desiderio di trasmettere, ai grandi e ai più piccoli, il valore di questi principi, fondamentali per costruire un mondo migliore. Il mio obiettivo è lasciare sempre un segno, anche piccolo, nel cuore degli altri, soprattutto dei miei alunni, attraverso messaggi di integrazione, inclusione e promozione socio-culturale. Insegno flauto traverso, sono referente del percorso a indirizzo musicale e dirigo un’orchestra scolastica di circa sessanta elementi, per la quale realizzo trascrizioni e arrangiamenti. Dopo la splendida esperienza vissuta presso l’I.C. “O. G. De Cruyllas” di Ramacca (CT), dal 1° settembre prenderò servizio all’I.C. “Cardinale G. B. Dusmet” di Nicolosi (CT), con la certezza di trovare anche lì una grande famiglia: una realtà altrettanto attenta alla crescita umana e musicale dei ragazzi. Credo profondamente nel valore della famiglia, così come in quello della comunità scolastica. Nella pratica, un ambiente musicale realmente inclusivo si costruisce attraverso attività di musica d’insieme cooperative, fondate su valori quali uguaglianza, diritti, partecipazione, senso di comunità, sostenibilità, rispetto e valorizzazione delle diversità, senza dimenticare il profondo legame tra musica e gioco. Nel corso degli anni ho realizzato, anche per conto di istituzioni scolastiche, numerosi spettacoli musicali inclusivi dedicati ai ragazzi, spesso rappresentati al buio, con giochi di luce e l’integrazione della Lis (Lingua dei segni italiana), per abbattere ogni forma di barriera. Di recente ho inoltre sviluppato un’avventura sonora immersiva in Dolby Atmos rivolta a ragazzi con disabilità, incentrata sull’esplorazione ludica del theremin. Ho operato anche all’interno di strutture di accoglienza per minori stranieri non accompagnati: un’esperienza che mi ha arricchita profondamente attraverso il confronto quotidiano con culture e linguaggi musicali differenti. È proprio questo il messaggio che cerco di trasmettere ogni giorno ai miei alunni e che anima anche il mio romanzo “Beyond the mirror”: avere il coraggio di credere nelle proprie capacità e di inseguire i propri sogni a testa alta, senza permettere mai alla paura di prendere il sopravvento. Spero che questo progetto possa aiutare ciascuno ad accogliere ogni sfaccettatura della propria natura, compresi i momenti di difficoltà, trasformandoli in un’autentica opportunità di crescita personale. Nella mia scuola ideale, esperienze interdisciplinari e inclusive come queste dovrebbero rappresentare la normalità in ogni istituto, per il loro straordinario valore pedagogico, umano e sociale”.

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