Manovra 2027, tagli alla scuola: Lega e Fratelli d’Italia aprono al confronto. Sindacati sul piede di guerra

Potrebbero esserci i primi spiragli per una revisione dei tagli agli organici della scuola previsti dalla Legge di Bilancio 2027. Dopo le proteste dei sindacati contro la riduzione di circa 7mila posti tra docenti e personale ATA, dalla maggioranza arrivano segnali di apertura. Lega e Fratelli d’Italia sembrano disponibili a discutere possibili correttivi alla manovra, mentre le organizzazioni sindacali preparano la mobilitazione e chiedono un cambio di rotta non soltanto sugli organici, ma anche su stipendi e precariato.

Tagli agli organici, la maggioranza cerca una soluzione

La questione degli organici scolastici entra nel confronto politico sulla Legge di Bilancio 2027. Al centro delle contestazioni c’è la prospettata riduzione di circa 7mila posti tra personale docente e ATA, una misura che ha suscitato forti preoccupazioni per le possibili ricadute sull’organizzazione delle scuole e sulle condizioni di lavoro.

Le prime aperture arrivano dalla Lega. Secondo quanto riferito dall’Ansa, tecnici e parlamentari del partito sarebbero impegnati a individuare le coperture finanziarie necessarie per scongiurare i tagli ipotizzati agli organici scolastici.

Un segnale che, se tradotto in modifiche concrete al testo della manovra, potrebbe aprire la strada a una revisione delle misure contestate.

Anche Fratelli d’Italia si prepara al confronto con le parti sociali. Per mercoledì 4 novembre è previsto un incontro tra i vertici del partito e la Cisl, nella sede di via della Scrofa, per discutere della Legge di Bilancio e degli interventi che interessano anche il settore dell’istruzione.

Per il momento, tuttavia, si tratta di disponibilità al dialogo. Resta da capire se e in quale misura queste aperture potranno tradursi in emendamenti e, soprattutto, in risorse sufficienti a mantenere gli attuali livelli occupazionali.

Sindacati verso la mobilitazione: «La scuola torni al centro dell’agenda politica»

Le iniziative della maggioranza arrivano mentre cresce la pressione delle organizzazioni sindacali, che hanno avviato un confronto unitario per definire le prossime forme di mobilitazione.

La contestazione non riguarda soltanto la riduzione dei posti, ma l’impostazione complessiva della manovra, giudicata insufficiente rispetto alle esigenze del sistema scolastico.

Particolarmente critica la posizione della Flc-Cgil. La segretaria generale Gianna Fracassi, intervenendo sulle pagine del Fatto Quotidiano, ha ribadito la necessità di riportare l’istruzione al centro delle priorità del Paese.

Uno dei nodi principali riguarda il precariato. Secondo quanto evidenziato dalla sindacalista, un lavoratore della scuola su quattro, tra docenti e ATA, è precario. Una condizione che interessa in particolare l’organico di fatto, definito annualmente sulla base delle esigenze delle istituzioni scolastiche, con una presenza significativa di personale a tempo determinato nel sostegno e tra i collaboratori scolastici.

In questo quadro, la riduzione dei posti stabili rischierebbe di rendere ancora più difficile il percorso verso la stabilizzazione del personale e di aumentare il peso delle assunzioni annuali.

Il problema, dunque, non è soltanto quantitativo. La distinzione tra organico di diritto e organico di fatto incide direttamente sulla continuità del servizio, sulla programmazione delle attività e sulla possibilità delle scuole di contare su personale stabile.

Stipendi e dimensionamento, le altre questioni aperte

Accanto alla questione degli organici, i sindacati riportano l’attenzione sull’emergenza retributiva del personale scolastico.

Per Fracassi, la Legge di Bilancio non offrirebbe risposte adeguate alla perdita di potere d’acquisto dei lavoratori. La segretaria della Flc-Cgil richiama il dossier realizzato dal sindacato sulla situazione salariale e denuncia l’assenza di stanziamenti ritenuti sufficienti per migliorare le condizioni economiche del personale.

A questo si aggiunge il tema del dimensionamento scolastico, che ha già comportato una riduzione delle autonomie. Secondo la lettura della Flc-Cgil, il combinarsi della riorganizzazione della rete scolastica e dei nuovi tagli agli organici rischia di indebolire ulteriormente il sistema.

Le critiche investono direttamente l’Esecutivo. Fracassi chiama in causa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, contestando una politica che, a suo giudizio, non destina risorse adeguate alla scuola.

Nel mirino anche i tempi degli investimenti annunciati per migliorare le condizioni degli edifici scolastici. In particolare, la sindacalista osserva che gli interventi per la climatizzazione partirebbero soltanto dal 2028, lasciando irrisolto nell’immediato il problema delle temperature elevate nelle aule.

Quali conseguenze per le scuole?

Al di là del confronto politico e sindacale, la questione riguarda direttamente il funzionamento quotidiano delle istituzioni scolastiche.

La consistenza degli organici incide sulla possibilità di organizzare le attività didattiche, garantire la continuità educativa, assicurare i servizi amministrativi e rispondere alle esigenze degli studenti, a cominciare da quelli con disabilità.

Per i dirigenti scolastici, poter contare su un numero adeguato e stabile di docenti e personale ATA significa anche disporre di condizioni organizzative più prevedibili. Al contrario, una maggiore dipendenza dalle assegnazioni annuali può rendere più complessa la programmazione e la gestione delle attività.

Naturalmente, per valutare l’impatto effettivo delle riduzioni annunciate sarà necessario conoscere la distribuzione dei tagli tra le diverse categorie di personale e i criteri con cui verrebbero applicati.

È su questi aspetti che il confronto parlamentare dovrà fornire risposte, distinguendo gli effetti sui posti stabili dalle eventuali conseguenze sull’organico complessivamente disponibile per le scuole.

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