L’enciclica di Leone XIV/2. Il ruolo decisivo della scuola e di insegnanti in formazione continua
I processi educativi, si legge al paragrafo 140, “hanno bisogno di tempi di maturazione, di confronto con la realtà oltre le apparenze e di un cammino paziente” (…) “perché ogni tecnologia educa chi la utilizza”, e educare all’uso dell’IA implica in primo luogo “educare a decidere quando e per cosa non usarla”. A questo proposito il testo cita e condivide il pensiero di Platone a cui giudizio “le cose più profonde e importanti si imparano solo dopo molto tempo e molta fatica(…) finché in noi non scocchi la scintilla della comprensione”. Dobbiamo perciò “educarci a digiunare dall’IA e proteggere i nostri giovani dalla promessa della macchina perfetta, da quella seduzione sottile che fa sembrare inutile il pensiero umano proprio quando è più necessario”.
Ricordati i danni provocati da “un’esposizione precoce e non mediata ai dispositivi digitali e ai social” l’enciclica prende posizione in modo esplicito sulla responsabilità primaria dei decisori politici (non dei genitori), ai quale compete “opporsi, con scelte pubbliche lungimiranti, all’interesse immediato delle piattaforme – concentrate in poche mani – quando esso contrasta con il bene dei minori. In tale prospettiva, sono opportuni interventi legislativi che fissino limiti di età, responsabilizzino i fornitori dei servizi – senza scaricare l’onere della limitazione sulle famiglie” (Par. 142).
Ciò premesso, in tutto il mondo è la scuola “il luogo in cui le nuove generazioni possono imparare a cercare e amare la verità, a interrogarsi sul senso della vita e sulla dignità di ogni persona”. Che sia pubblica o privata (non compare una distinzione tra paritaria e non) non ha importanza, purché venga rispettato “il diritto primario e inalienabile (dei genitori) di scegliere il tipo di istruzione e di formazione da impartire ai figli, coerentemente alle proprie convinzioni morali, culturali e religiose” (Par. 143 e 144).
La scuola contemporanea però è chiamata anche ad affrontare una nuova, grande “sfida pedagogica”: “lo sviluppo delle tecnologie informatiche e dell’IA rende rapidamente inadeguati programmi di studio pensati per un’altra epoca, mentre l’organizzazione della scuola, gli spazi, i metodi di valutazione e la stessa figura dell’insegnante chiedono di essere ripensati in vista di un’educazione realmente integrale, aperta a tutte le dimensioni della persona”. Perciò “è necessario sostenere la formazione continua dei docenti lungo tutto l’arco della vita professionale, perché sappiano dialogare in modo positivo con le nuove tecnologie, aiutando gli studenti a farne un uso responsabile, critico e creativo e a non subirne passivamente l’influsso”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Solo gli utenti registrati possono commentare!
Effettua il Login o Registrati
oppure accedi via