I Tecnici tengono. Ma soltanto nel Centro-Nord

Gli istituti tecnici, considerati a livello nazionale, sembrano aver sostanzialmente retto all’urto: nel decennio 2015-2024 hanno perso appena 3.779 studenti (-0,5%), mantenendo pressoché invariato il proprio peso sul totale delle scuole superiori.

Questa apparente stabilità è però il risultato della compensazione tra due realtà opposte.

Nel Centro-Nord gli iscritti agli istituti tecnici sono infatti aumentati di quasi 27 mila studenti (+5,5%), una crescita persino superiore a quella registrata complessivamente dagli studenti delle scuole superiori della stessa area (+4,4%). Dove il sistema economico è più dinamico e più stretto è il rapporto tra scuola e tessuto produttivo, l’istruzione tecnica continua dunque a esercitare una significativa capacità attrattiva.

Nel Meridione, invece, gli iscritti ai Tecnici sono diminuiti di oltre 30 mila studenti (-10%), un calo superiore alla già consistente riduzione complessiva degli studenti delle superiori (-7,2%).

È un dato che induce a una prima conclusione: l’istruzione tecnica non è affatto in crisi ovunque. Anzi, nelle regioni del Centro-Nord continua a rappresentare un percorso credibile e richiesto. La difficoltà appare concentrata soprattutto nel Mezzogiorno, anche se in quelle aree è per buona parte ascrivibile al calo demografico.

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Secondo Valerio Ricciardelli, Maestro del Lavoro e tra i maggiori esperti italiani di Technical Education, sarebbe però riduttivo attribuire il fenomeno soltanto alla demografia o agli ordinamenti scolastici. Negli ultimi decenni – osserva – l’identità stessa dell’istruzione tecnica si è progressivamente indebolita: si sono ridotti tempi e profondità degli apprendimenti, mentre non si è costruito un vero sistema di istruzione superiore applicata, capace di affiancare l’università con pari dignità culturale. Gli ITS Academy rappresentano oggi una grande opportunità, ma non hanno ancora raggiunto dimensioni tali da svolgere quel ruolo sistemico che caratterizza altri Paesi europei. 

Ricciardelli, autore del saggio “Ricostruire l’istruzione tecnica”, rilancia inoltre una proposta che meriterebbe attenzione: aprire un confronto nazionale permanente (gli “stati generali”) sul futuro dell’istruzione tecnica, coinvolgendo scuole, università, ITS Academy, imprese, parti sociali e istituzioni, fino alla predisposizione di un vero e proprio Libro bianco sulla formazione tecnica italiana, fino anche alla creazione di un istituto tecnico del machinery del made in Italy, con due sotto indirizzi, tecnico ed economico.

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