Meloni: tetto massimo di stranieri in classe e niente burka
Dal palco di Fenix, la festa di Gioventù nazionale, organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni ha svolto un ampio e appassionato intervento sui principali nodi della politica scolastica, forse l’intervento pubblico più ampio da lei pronunciato su temi lasciati finora alla responsabilità quasi esclusiva del ministro Giuseppe Valditara.
“Sta per arrivare in Consiglio dei ministri un provvedimento che introduce per legge il numero massimo degli studenti stranieri per classe” e “l’obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastico a imparare l’italiano”. Sarà inoltre introdotto il divieto di burqa e niqab partendo dalla scuola.
Su questo annuncio immediata è arrivata la critica della segretaria della Flc Cgil Gianna Fracassi: “Quando, per inseguire consenso elettorale, si sposta continuamente verso estremismi di destra il baricentro della politica, si rischia di oltrepassare l’argine rappresentato dalla nostra Costituzione e di cadere nella discriminazione e della compressione dei diritti”.
Ma stabilire un tetto per gli alunni stranieri lede davvero la Costituzione? Oppure è un modo per consentire una migliore integrazione interculturale e impedire che si formino ghetti socio-culturali autoreferenziali, come accaduto in altri Paesi? Un interrogativo importante, che meriterebbe un confronto costruttivo.
Meloni non si è però limitata a questa specifica tematica, perché ha allargato il discorso alle finalità generali del sistema educativo: “Uguaglianza significa garantire a tutti le stesse condizioni di partenza perché la competizione avvenga ad armi pari ma ha un senso proprio perché una competizione esiste. E allora il primo dovere della scuola è quello di valutare un ragazzo, insegnargli che il giudizio esiste, che gli errori servono per crescere. E che l’educazione e il rispetto si fondano sulle regole, e non sulla loro negazione. Ecco perché abbiamo restituito dignità al voto di condotta. Che adesso fa media e determina se vieni promosso o bocciato. Non lo abbiamo fatto perché ci piace punire qualcuno, ovviamente; non l’abbiamo fatto perché vogliamo costruire una scuola autoritaria. Ma l’abbiamo fatto perché il rispetto nei confronti di chi insegna, di chi vive con te la comunità scolastica, non è un dettaglio: è una delle prime cose serie che impari al mondo”, ha detto con chiaro riferimento a recenti episodi di violenza verso i professori.
Certo, poi Meloni ha fatto riferimento anche all’attuale congiuntura politica, con battute polemiche dirette a Elly Schlein: “Elly cara, ma è possibile che non riesci a trovare un solo argomento vero per contestarci?” In effetti si è notato che anche in questo caso l’opposizione più aperta e immediata è venuta dalla Cgil, non da un PD per la verità non sempre tempestivo e incalzante nel dibattito sulla scuola.
Una interpretazione plausibile della decisa presa di posizione di Giorgia Meloni su alunni stranieri, burka, voto di condotta, autorità e rispetto degli insegnanti, va probabilmente trovata nell’obiettivo, tutto politico, di contenere la concorrenza al rialzo dell’ex generale Vannacci su queste tematiche.
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