Rondine, Cittadella della Pace/1. Lo YouTopic Fest 2026
Il borgo medievale di Rondine, frazione di Arezzo, è a circa tre chilometri a nord ovest di Ponte Buriano, e fa parte della Riserva Naturale Regionale di Ponte a Buriano e Penna.
A partire dal 1976 il villaggio fu gradualmente recuperato e frequentato da un gruppo di giovani guidati da Franco Vaccari, che sperimentavano l’importanza dell’ospitalità e del dialogo interculturale ispirandosi a Giorgio La Pira e Lorenzo Milani.
Oggi il luogo è conosciuto in tutto il mondo per la Cittadella della Pace, fondata da Vaccari, un’organizzazione che da tanti anni opera per la riduzione dei conflitti armati nel mondo attraverso progetti educativi e formativi ispirati al “metodo Rondine”, attualmente adottato in 35 istituti superiori per un totale di 56 classi attive: un metodo fondato sull’incontro tra studenti di Paesi in guerra alla ricerca della pace attraverso il dialogo. Un modello in crescita, il prossimo anno le scuole in cui sarà “esportato” raddoppieranno.
Rondine Cittadella della Pace ospita da tempo un Festival, che ha anche ricevuto il prestigioso riconoscimento della Medaglia di Rappresentanza dele Presidente della Repubblica. L’edizione di quest’anno – YouTopic Fest 2026 – si è svolta dal 4 al 7 giugno affrontando il tema “Inquietudine. Come custodire la scintilla dell’umano?” con un densissimo programma di iniziative, dibattiti, tavole rotonde, presentazione di libri, mostre, e la Marcia “In cammino per la Pace”, promossa fin dal primo anno dello scoppio della guerra in Ucraina, e svoltasi anche quest’anno con migliaia di partecipanti.
Molti i momenti intensi che hanno attraversato le quattro giornate, chiuse da un incontro-concerto di Jovanotti. Citiamo “l’Angolo del Conflitto con Franco Vaccari”, intervistato da Lina Palmerini, notista politica del Sole 24 Ore, nel quale il fondatore di Rondine ne ha spiegato la missione e il senso dell’impegno (portato avanti “ostinatamente” e con “tigna”): formare “leader di domani”, che sono coloro che superano “l’inganno del nemico”, che “sanno cercare la verità anche se scomoda, quella dell’altro”. “L’antidoto alla paura – ha detto Vaccari – è la fiducia, che nasce nelle relazioni”. “E sostituire le connessioni alle relazioni è un grande errore. La connessione può aiutare a tenere viva una relazione, ma guai se la sostituisce”.
Un altro momento forte è stato quello intitolato “Giustizia Riparativa: più forti del crimine e della vendetta”, in cui sono intervenuti tra gli altri Franco Bonisoli, ex brigatista nel gruppo di fuoco di via Fani e da anni nel percorso della giustizia riparativa e Giovanni Ricci, figlio di uno degli agenti uccisi durante il rapimento di Moro. “Io non posso restituirti tuo padre, ma chiedimi qualsiasi cosa io possa fare e la farò”, ha detto Bonisoli (che ha scontato in carcere l’intera pena di 22 anni e mezzo). Così è cominciato molti anni fa il loro dialogo. Oggi fanno incontri nelle scuole – seduti a fianco – per raccontare che il senso di colpa può essere trasformato in senso di responsabilità. “Non c’è limite al male che si può fare. Ma non c’è limite neanche al bene”, ha detto Bonisoli, facendo capire che impegnarsi in questo è la più potente forma di riscatto per se stessi e in favore dell’altro.
Tra i molti eventi in programma nel giorno di apertura si è svolto anche un panel intitolato “La scuola del tempo ritrovato: dall’inquietudine alla pace” con la partecipazione di Luciano Tagliaferri, direttore dell’USR Toscana, Giovanni Vinciguerra, direttore di Tuttoscuola; Marco Erba, insegnante liceale e scrittore (autore del volume “scintille di bellezza. Trenta storie per educare alla speranza trai i banchi di scuola (e non solo), edito da Vita e Pensiero; è intervenuta in video Simona Tironi, assessore all’Istruzione, Formazione, Lavoro della Regione Lombardia. Moderatrice Antonella Mariani, giornalista di Avvenire.
L’inquietudine, tipica dell’esperienza scolastica, esprime domande di senso, bisogno di riconoscimento e desiderio di direzione, ma anche ansia e disagio e, se non ascoltata e compresa, può trasformarsi in distanza dalla scuola e perdita di motivazione. Ai quattro interlocutori, tutti impegnati con ruoli diversi sulle tematiche scolastiche, sono state poste quattro domande relative al ruolo della scuola intesa come spazio di relazione, confronto e trasformazione dei conflitti interiori e relazionali – che sempre e da sempre accompagnano l’età giovanile – in occasioni per puntare alla crescita, anche interiore, degli studenti.
Le domande, poste da giovani studentesse delle Sezioni Rondine, hanno avuto per filo conduttore la ricerca dei modi con i quali la scuola di oggi possa trasformare l’inquietudine in desiderio di apprendere, di partecipare e restare in dialogo, partendo dal presupposto che è spesso proprio dentro l’inquietudine che scocca la scintilla che fa nascere la responsabilità e la speranza per il futuro.
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