Scuole incandescenti, qualcosa si muove: dopo l’allarme arrivano le prime risposte

Due settimane fa, Tuttoscuola, attraverso un’inchiesta relativa al caldo torrido che da maggio scorso ha reso difficili e a volte impraticabili le lezioni nelle aule scolastiche, ha lanciato un messaggio al mondo politico, al Ministero dell’Istruzione e del Merito, agli Enti locali e alle Istituzioni scolastiche per pianificare soluzioni strutturali idonee a mettere in condizioni vivibili gli alunni, i loro insegnanti e il personale ATA. Abbiamo proposto di adottare, quindi, non soluzioni tampone, estemporanee soltanto per affrontare la contingenza dell’attuale emergenza. Servono soluzioni strutturali. 

Da alcuni anni si è visto che già negli ultimi mesi dell’anno scolastico e addirittura anche a settembre (in certe regioni anche nei primi giorni di ottobre) il caldo eccessivo rende difficoltoso lo svolgimento delle lezioni, sia per chi sta in cattedra che per chi è seduto tra i banchi. Le previsioni per gli anni prossimi non solo confermano alte temperature, ma ne prospettano un peggioramento.

Nei circa 40mila edifici scolastici che accolgono le scuole statali vi sono attualmente circa 368mila aule, senza considerare corridoi, servizi, palestre e refettori. In quelle aule vivono poco più di 6 miloni e 940mila alunni, si avvicendano in cattedra circa 980mila docenti, mentre negli uffici e nei corridoi operano circa 240mila unità di personale ATA: 8 milioni e 180 mila persone complessive che hanno diritto non solo a vivere in condizioni normali, ma ad avere tutelata la salute in ogni momento della loro giornata lavorativa, anche, in questi casi, contro lo stress termico.

Dopo la pubblicazione di Tuttoscuola con dati circostanziati, era sembrato che la denuncia fosse caduta nel vuoto, inascoltata.

Invece qualcosa si sta muovendo, e non soltanto sul piano delle dichiarazioni. Proprio mentre il dibattito sullo stress termico nelle scuole entra nell’agenda pubblica, arrivano i primi segnali di un cambio di approccio: dalla denuncia alla prevenzione organizzata.

Tra i primi interventi strutturati si segnala quello della CISL Scuola Lazio, che ha predisposto una documentazione operativa destinata alle istituzioni scolastiche, trasformando il rischio caldo in un tema di salute e sicurezza da affrontare all’interno della gestione ordinaria dei luoghi di lavoro e non come un’emergenza occasionale.

La scelta è significativa perché si colloca esattamente nella direzione indicata da Tuttoscuola nelle scorse settimane: non limitarsi a chiedere deroghe, ventilatori o provvedimenti estemporanei nei giorni più caldi, ma inserire il fenomeno del cambiamento climatico nella programmazione delle scuole, nell’organizzazione del lavoro e nella pianificazione degli interventi sugli edifici.

La documentazione predisposta dalla CISL Scuola Lazio comprende una circolare organizzativa, una scheda informativa rivolta a tutto il personale e agli studenti e, soprattutto, un allegato al Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) dedicato specificamente alla gestione del rischio da calore.

L’aspetto più innovativo è proprio questo: il caldo estremo viene ricondotto nell’ambito del D.Lgs. 81/2008 come rischio lavorativo vero e proprio, al pari degli altri fattori che incidono sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Nel documento si richiama infatti l‘obbligo di valutazione del microclima, la tutela delle persone più vulnerabili e il coinvolgimento delle figure della prevenzione – dirigente scolastico, RSPP, RLS e medico competente – nella definizione delle misure organizzative.

Non si tratta di indicazioni generiche. L’allegato al DVR individua quaranta fattori di rischio, distinti per collaboratori scolastici, docenti, personale ATA e alunni, con una valutazione del livello di esposizione e le relative misure di prevenzione. Tra queste figurano la rimodulazione degli orari delle attività più gravose, la possibilità di spostare le lezioni nelle aule meno esposte al caldo, la riprogrammazione dell’attività motoria, pause aggiuntive, disponibilità costante di acqua, monitoraggio delle temperature, formazione del personale e protocolli di intervento in caso di malori.

Particolare attenzione viene riservata anche alle categorie più fragili – lavoratrici gestanti, personale con patologie croniche o che assume farmaci che interferiscono con la termoregolazione – e agli studenti con condizioni di salute che richiedono una gestione personalizzata. Il documento introduce inoltre una soglia operativa indicativa: quando la temperatura interna supera i 30 gradi ed è accompagnata da diffuso disagio o malesseri, il dirigente scolastico, insieme al servizio di prevenzione e al medico competente, può valutare la rimodulazione o la sospensione temporanea delle attività non indifferibili e il trasferimento in locali più freschi.

Anche la scheda informativa distribuita a personale e studenti insiste su comportamenti semplici ma spesso trascurati: idratarsi regolarmente, evitare sforzi nelle ore centrali della giornata, utilizzare gli spazi più freschi dell’edificio e riconoscere tempestivamente i sintomi dello stress termico, distinguendo quelli lievi da quelli che richiedono l’immediata attivazione dei soccorsi.

È un lavoro che non risolve certo il problema di fondo, evidenziato dall’inchiesta di Tuttoscuola: quello di un patrimonio edilizio nel quale, secondo i dati del Portale unico del MIM elaborati dalla nostra testata, oltre il 93% degli edifici scolastici risulta ancora privo di impianti di climatizzazione. Ma rappresenta un primo tentativo di dare risposte organizzative immediate, in attesa di quel piano nazionale di adeguamento climatico degli edifici scolastici che ormai appare sempre meno rinviabile.

In questo senso, l’iniziativa della CISL Scuola Lazio conferma che la questione del caldo nelle scuole non può più essere affrontata come un’emergenza episodica. Se le ondate di calore stanno diventando la normalità, anche la prevenzione deve diventare strutturale: dalla gestione del rischio nei singoli istituti fino agli investimenti sull’edilizia scolastica, passando per una diversa organizzazione del lavoro e della didattica. È esattamente la prospettiva indicata da Tuttoscuola: trasformare un problema che oggi si manifesta con malori e disagi in un’occasione per ripensare, finalmente, la scuola italiana anche alla luce del cambiamento climatico.

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