Social vietati ai minori di 15 anni, Novara: ‘Anche l’Italia segua l’esempio della Francia’
L’Italia non può più permettersi di restare alla finestra mentre cresce il numero di Paesi che introducono limiti all’accesso dei minori ai social network. È questo il messaggio lanciato dal pedagogista Daniele Novara, che accoglie con favore la decisione della Francia di adottare una regolamentazione restrittiva per vietare l’utilizzo delle piattaforme social agli under 15-16 anni e torna a chiedere un intervento legislativo anche nel nostro Paese. Secondo Novara, il tema non riguarda più soltanto la responsabilità educativa delle famiglie, ma rappresenta una questione di salute pubblica e di tutela dello sviluppo dei più giovani, sulla quale istituzioni e politica sono chiamate ad assumersi precise responsabilità.
Social vietati ai minori di 15 anni: “Una scelta giusta, sostenuta dalla comunità scientifica”
Per il pedagogista, la decisione francese si inserisce in una tendenza ormai internazionale. “Anche la Francia si aggiunge all’ormai lungo elenco di Paesi, europei e non solo, che giustamente hanno deciso di introdurre una regolamentazione restrittiva, proibendo l’uso dei social sotto i 15-16 anni”, afferma Novara. Una scelta che, sottolinea, trova il consenso di molti esperti di educazione e psicologia dell’età evolutiva.
Social vietati ai minori di 15 anni, l’appello del 2024: oltre 120 mila firme
Novara ricorda come il dibattito in Italia non sia nuovo. Già nel settembre 2024, insieme allo psicoterapeuta Alberto Pellai, aveva promosso un appello rivolto al Governo e al Parlamento per chiedere una regolamentazione dell’accesso ai social da parte dei minori. L’iniziativa, sostenuta anche da personalità del mondo della cultura e dello spettacolo, tra cui Pierfrancesco Favino e Luca Zingaretti, ha raccolto oggi circa 120 mila firme. L’obiettivo era richiamare l’attenzione su una situazione che, secondo i promotori, vede molti adolescenti immersi nell’universo dei social network senza strumenti adeguati di protezione e senza una reale supervisione educativa.
Smartphone a scuola e social: due questioni diverse ma collegate
Nella sua riflessione, Novara richiama anche le misure adottate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito sull’utilizzo degli smartphone a scuola. Il riferimento è al progressivo divieto dell’uso dei telefoni cellulari durante le attività didattiche, prima esteso fino alla scuola secondaria di primo grado e successivamente anche alle scuole superiori.
Secondo il pedagogista, quella scelta ha rappresentato un primo segnale importante sul piano educativo, ma non è sufficiente ad affrontare il problema dell’accesso ai social nella vita quotidiana degli adolescenti.
Il richiamo agli studi di Jonathan Haidt
A sostegno della richiesta di una normativa nazionale, Novara cita anche il crescente numero di ricerche sugli effetti dell’uso intensivo dei social durante l’adolescenza. Tra i riferimenti indicati figura il volume dello psicologo statunitense Jonathan Haidt, La generazione ansiosa. Come i social hanno rovinato i nostri figli, che raccoglie numerosi studi sugli effetti delle piattaforme digitali sullo sviluppo cognitivo ed emotivo dei ragazzi. Per Novara, le evidenze scientifiche oggi disponibili delineano un quadro sufficientemente chiaro da giustificare un intervento normativo.
“Le famiglie sono state lasciate sole”
Uno dei passaggi più critici della nota riguarda il ruolo delle istituzioni italiane. A giudizio del pedagogista, negli ultimi due anni il nostro Paese non avrebbe compiuto passi avanti significativi sul fronte della regolamentazione dell’accesso ai social, fatta eccezione per le misure adottate in ambito scolastico. Il risultato, sostiene, è che i genitori continuano a gestire da soli una realtà sempre più invasiva, sentendosi spesso indicati come gli unici responsabili delle difficoltà educative legate all’uso delle piattaforme digitali.
Social vietati ai minori di 15 anni, l’appello alla politica
La conclusione della riflessione è un invito diretto al legislatore. Secondo Novara, l’Italia dovrebbe seguire l’esempio di altri Paesi europei introducendo regole chiare sull’età di accesso ai social network, così da offrire un quadro normativo che sostenga famiglie, scuola e comunità educante. Il tema, destinato a rimanere al centro del dibattito pubblico anche nel prossimo anno scolastico, continua infatti a interrogare il sistema educativo su un equilibrio sempre più delicato: quello tra innovazione digitale, libertà individuali e tutela dello sviluppo di bambini e adolescenti.
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