Assunzioni scuola 2026/27, via libera definitivo: oltre 62mila posti tra docenti, ATA, dirigenti, educatori e insegnanti di religione

Il piano delle assunzioni nella scuola per il 2026/27 trova la sua formalizzazione. Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del 9 settembre, diventa operativa l’autorizzazione al Ministero dell’Istruzione e del Merito ad assumere a tempo indeterminato personale scolastico sulle disponibilità effettive.

Il provvedimento, contenuto nel decreto del Presidente della Repubblica del 7 agosto 2026, riguarda tutte le principali categorie professionali della scuola, dai dirigenti ai docenti, fino al personale ATA e agli insegnanti di religione cattolica. Complessivamente, le autorizzazioni indicate dal decreto superano le 62mila unità.

Docenti, autorizzate 46.642 assunzioni

La parte più consistente del contingente riguarda il personale docente, per il quale sono autorizzate 46.642 immissioni in ruolo. Particolare attenzione è riservata al sostegno: all’interno del contingente sono previste quasi 11mila assunzioni di insegnanti di sostegno, circa 10.810 secondo i dati comunicati in occasione dell’approvazione del provvedimento.

Un numero significativo soprattutto alla luce di uno dei problemi strutturali della scuola italiana: la continuità didattica degli alunni con disabilità, frequentemente compromessa dal ricorso a personale precario e dal cambio dell’insegnante da un anno scolastico all’altro.

Proprio sul sostegno il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara aveva parlato, all’indomani dell’approvazione del decreto in Consiglio dei ministri, di «un passo fondamentale per garantire davvero il diritto allo studio agli studenti con disabilità».

Dai dirigenti agli ATA: tutti i contingenti autorizzati

Il decreto non riguarda soltanto gli insegnanti. Per l’anno scolastico 2026/27 il MIM è autorizzato ad assumere a tempo indeterminato:

  • 365 dirigenti scolastici;
  • 46.642 docenti;
  • 79 unità di personale educativo;
  • 2.628 insegnanti di religione cattolica;
  • 12.284 unità di personale ATA, amministrativo, tecnico e ausiliario.

Si tratta, va sottolineato, di contingenti autorizzati e riferiti ai posti effettivamente vacanti e disponibili. Il dato delle autorizzazioni non va quindi automaticamente sovrapposto al numero finale delle persone che riusciranno concretamente a entrare in ruolo: l’effettiva copertura dipende anche dalla disponibilità dei posti nelle diverse classi di concorso e territori e dalla presenza di aspiranti nelle graduatorie utilizzabili.

Valditara: “Diamo stabilità al sistema scolastico”

Il provvedimento era stato approvato dal Consiglio dei ministri all’inizio di agosto. In quell’occasione Valditara aveva rivendicato il piano come parte della strategia del Governo per aumentare la stabilità degli organici.

«Le assunzioni in tutte le categorie del personale scolastico rappresentano un’ulteriore conferma della volontà del Governo e del Ministero di investire con decisione sul futuro dell’istruzione», aveva dichiarato il ministro.

Secondo Valditara, le immissioni in ruolo puntano a dare «stabilità al sistema scolastico», garantire «continuità didattica agli studenti», migliorare la qualità dell’insegnamento e valorizzare il personale.

La partita decisiva è sulla copertura effettiva dei posti

La pubblicazione in Gazzetta chiude dunque l’iter dell’autorizzazione, ma resta un dato da osservare con attenzione: quante delle oltre 62mila assunzioni autorizzate si tradurranno effettivamente in altrettanti contratti a tempo indeterminato?

È un interrogativo particolarmente importante per i docenti. Negli ultimi anni, infatti, la disponibilità teorica di posti e la possibilità concreta di coprirli non sempre hanno coinciso, soprattutto nelle classi di concorso e nei territori nei quali le graduatorie risultano insufficienti o esaurite.

Ancora più delicata è la situazione del sostegno, dove l’obiettivo della stabilizzazione deve confrontarsi con il numero elevato di posti coperti annualmente attraverso contratti a termine.

L’autorizzazione rappresenta quindi un passaggio necessario, ma sarà il numero delle immissioni in ruolo effettivamente realizzate, insieme alla loro distribuzione territoriale e per tipologia di posto, a misurare l’impatto del piano sulla vita delle scuole. Perché la stabilità degli organici non è soltanto una questione occupazionale: significa anche continuità per gli studenti e condizioni più solide per programmare la didattica e l’organizzazione scolastica.

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