Rondine, Cittadella della Pace/2. Il contributo di Tuttoscuola

A Giovanni Vinciguerra, direttore di Tuttoscuola, Sara, studentessa del liceo Petrarca di Arezzo ha rivolto questa domanda: “Noi ragazzi oggi siamo pieni di possibilità ma spesso ci sentiamo anche molto disorientati. La scuola ci chiede di scegliere il nostro futuro quando a volte non sappiamo ancora nemmeno quali sono le nostre domande. Dal suo osservatorio, cosa dovrebbe fare oggi una scuola che voglia aiutare davvero i giovani a trovare una direzione, senza trasformare il futuro in ansia?”

La nostra rivista Tuttoscuola è nata cinquanta anni fa”, ha risposto Vinciguerra, “proprio come una testata rivolta non solo agli insegnanti e ai genitori, ma anche agli stessi studenti, da considerare non come destinatari passivi delle riforme ma come soggetti e co-protagonisti dei processi formativi.

Una chiave per la risposta la si può trovare forse nel titolo di una nostra recente copertina: ‘ISTRUIRE o EDUCARE: cosa fa la scuola oggi?’. C’è una grande differenza. Educare è ascolto, accoglienza incondizionata, empatia e compassione. La crisi dell’educazione di oggi riguarda soprattutto gli adulti: i genitori – troppo spesso più interessati alla promozione che alla crescita dei figli – e gli insegnanti, soffocati dalla burocrazia e che in molti casi finiscono per essere poco motivati rispetto a una professione sempre più complessa. Gli adulti non trasmettono speranza mentre i giovani provano crescente solitudine, condizionati negativamente dai social.

Rispondere alla domanda ‘cosa dovrebbe fare oggi la scuola’ non è facile. Si può provare a dire che in classe bisognerebbe passare da un insegnamento trasmissivo a un apprendimento coinvolgente. Come? Con approcci e metodologie didattiche che rendano gli studenti protagonisti (cioè riconosciuti come persone, ascoltati, incoraggiati ad assumersi responsabilità, e sostenuti in questo), e puntando sulle competenze socio-emotive e sulla personalizzazione.
“La nostra convinzione,” ha proseguito Vinciguerra, “è che il più efficace rimedio alle difficoltà del nostro sistema educativo sia la personalizzazione dei tempi e dei modi dell’apprendimento individuale
, sostenuta da un efficace e tempestivo orientamento scolastico (fin dalla scuola primaria), misura che eliminerebbe in radice le bocciature, principale causa della dispersione”.

Combattere contro la stortura della dispersione non significa però, per Tuttoscuola, abbassare l’asticella degli standard educativi per eliminare così le ripetenze ma anzi, al contrario, alzarla in modo che a ciascuno sia data la possibilità di puntare al massimo delle proprie potenzialità, nel rispetto delle attitudini e delle preferenze individuali.

Certo, c’è da chiedersi se la scuola attuale sia in condizione di raccogliere questi stimoli e portarli a sistema, e non mancano gli ostacoli, il maggiore dei quali è costituito dalla necessità di un ridisegno complessivo di una professione che è sempre meno in grado di attrarre talenti. Resta poi la carenza di iniziative innovative efficaci riguardanti la formazione dei docenti, iniziale e soprattutto in servizio, che secondo una legge del 2015, la ‘Buona Scuola”, avrebbe dovuto essere “obbligatoria, permanente e strutturale”, e non lo è mai diventata. Rimane inoltre lo storico e irrisolto problema della carriera dei docenti, che in Italia è rimasta zavorrata all’anzianità di servizio. E poi è difficile adottare un approccio personalizzato e inclusivo in classi con 27 o 30 alunni.

Se il cambio di paradigma in classe deve essere profondo, a livello organizzativo non dovrebbe essere da meno. “Ci vorrebbe – ha detto il direttore di Tuttoscuola – una scuola aperta 11 ore al giorno per 11 mesi l’anno, che diventi il cuore pulsante di una comunità, teatro anche di attività di istruzione non formale e informale, vero centro del villaggio. La abbiamo posta come prima delle “sei idee per rilanciare la scuola” nell’omonimo dossier del 2013”.

Infine per non “trasformare il futuro in ansia” molto possono fare gli stessi studenti: “credere in se stessi, amare gli altri e anche se stessi, avere coraggio e speranza. E scoprire la bellezza del verbo SERVIRE, uno straordinario acceleratore di apprendimento (anche)”.

A conclusione del panel hanno portato il loro saluto alcuni dei principali partner sostenitori del progetto, tra i quali Claudia Sorlini, Vice Presidente Fondazione Cariplo – che ha sottolineato quanto sia importante sostenere la scuola, impegnata in un compito sempre più difficile – e Maura Striano, assessore all’istruzione del Comune di Napoli, positivamente colpita dal metodo Rondine.

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