La scuola della Costituzione è di tutti 

In una intervista rilasciata a ItaliaOggi, incentrata in particolare sulle nuove Indicazioni nazionali per i licei, c’è un altro argomento sul quale Giuseppe Valditara ha voluto ribadire una sua ferma convinzione, peraltro già manifestata in libri e in dichiarazioni da noi segnalate: la Costituzione italiana segna una rottura radicale con ogni ideologia di parte. Anche per questo, sottolinea il ministro, essa è stata opportunamente inserita nelle Indicazioni di filosofia. A suo giudizio “Concetti come democrazia, persona, libertà, famiglia, proprietà privata, sovranità popolare, separazione dei poteri sono assi fondanti della nostra Carta e occorre ricercarne anche le radici filosofiche, le basi di una riflessione complessa e ricca che è il substrato culturale che dà ancora più senso e vigore alla Costituzione”.

Costituzione repubblicana che è stata il risultato del reciproco riconoscimento tra forze politiche diverse, ma tutte unite nella lotta antifascista, cioè contro l’ideologia e il regime che avevano teorizzato e poi praticato la soppressione del pluralismo in nome dello Stato etico di hegeliana e poi gentiliana memoria. E che si era dato, proprio con Giovanni Gentile, un modello di scuola autoritaria e iperselettiva, finalizzata alla selezione di una classe dirigente funzionale al governo amministrativo dello Stato etico.

Ma io vado nella direzione opposta”, disse Valditara già nel 2023 in occasione del centenario della riforma Gentile, in particolare per quando riguarda la concezione del merito individuale: non la “selezione elitaria”, propria di una visione piramidale e gerarchica della società, ma “valorizzazione dei talenti di ognuno, personalizzazione dei percorsi, capacità della scuola di tirar fuori abilità e predisposizioni e di valorizzarle, per dare ad ogni ragazzo una chance di affermazione e di realizzazione dei propri sogni, delle proprie potenzialità, delle proprie aspirazioni”.

Si potrà discutere se le riforme avviate (come il percorso 4+2 e le nuove Indicazioni Nazionali, o la timida comparsa di figure di sostegno come il tutor o l’orientatore) vadano effettivamente nella direzione della personalizzazione e valorizzazione dei talenti individuali, ma la direzione sembrerebbe condivisibile anche dalle componenti riformiste dell’opposizione, interne e esterne al PD, e sarebbe un bene per la scuola italiana se il confronto, anche aspro, avvenisse sul terreno del come realizzare al meglio tali buoni propositi, e non su quello della reciproca delegittimazione, che non è certo quello voluto dalla Costituzione.

Lo ha ricordato anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 25 giugno 2026 nel discorso pronunciato in occasione della seduta solenne delle Camere a Montecitorio per l’80° anniversario dell’apertura dei lavori dell’Assemblea Costituente: “Il metodo consensuale che ha caratterizzato, sin dalla Costituzione, la vita della Repubblica nelle occasioni più rilevanti è apparso prezioso, particolarmente nell’emergenza” sono state le sue parole. Andrebbe applicato anche alla politica scolastica perché la condizione della scuola italiana di oggi ha certamente tutte le caratteristiche di un’emergenza.

Certo, le politiche formative future del Ministero dipenderanno – come tante altre cose in politica interna e internazionale – dall’esito delle elezioni politiche del 2027, che si svolgeranno con un metodo elettorale che è peraltro ancora in discussione: alla possibile evoluzione dello scenario politico dedichiamo alcune considerazioni nella notizia successiva, fermo restando che si tratta solo di chiavi di lettura politologiche, politicamente  neutrali. (O.N.)