Un docente per il benessere emotivo. Può funzionare? Il Trentino ci prova
C’è una novità che arriva dal Trentino e che merita attenzione ben oltre i confini provinciali. Tutte le scuole del territorio, di ogni ordine e grado, possono oggi contare su un docente FaBER, acronimo di Facilitatore del benessere emotivo e relazionale. Con la conclusione del percorso formativo promosso da IPRASE, sono stati 120 i docenti che hanno ottenuto il diploma necessario per svolgere questo ruolo all’interno delle comunità scolastiche. Avranno sei ore a settimana di distacco per ciascun istituto. I percorsi di benessere saranno condivisi dal collegio docenti.
L’obiettivo dichiarato è chiaro: rafforzare la capacità delle scuole di intercettare precocemente situazioni di disagio, promuovere competenze socio-emotive e contribuire a costruire ambienti educativi più inclusivi e attenti al benessere di studenti e personale. Secondo l’assessore provinciale all’istruzione Francesca Gerosa, il FaBER rappresenta una risposta concreta a bisogni che non possono essere affidati esclusivamente agli sportelli psicologici, spesso raggiunti solo quando le difficoltà sono già emerse in modo evidente.
La scelta trentina si inserisce in un contesto che vede crescere, anche a livello internazionale, l’attenzione verso il benessere scolastico. Dopo gli anni della pandemia, il tema della salute mentale degli studenti è entrato stabilmente nell’agenda educativa. Ansia, fragilità relazionali, isolamento, difficoltà nella gestione delle emozioni e aumento delle richieste di supporto psicologico rappresentano fenomeni segnalati da molte scuole italiane.
Ma la soluzione adottata in Trentino apre anche alcune questioni interessanti. È sufficiente individuare una figura specializzata per affrontare il problema? Oppure il benessere emotivo dovrebbe diventare una responsabilità diffusa dell’intera comunità scolastica?
La stessa denominazione scelta – Facilitatore del benessere emotivo e relazionale – sembra suggerire una funzione non sostitutiva, ma di accompagnamento e supporto ai colleghi. Una sorta di “antenna educativa” capace di favorire l’attenzione alle dimensioni relazionali della vita scolastica, promuovendo pratiche condivise e contribuendo alla costruzione di una cultura del benessere.
Non è un dettaglio secondario. Da anni le ricerche educative, in particolare quelle sviluppate da OECD e CASEL, evidenziano come il clima scolastico, la qualità delle relazioni e il senso di appartenenza incidano direttamente sugli apprendimenti, sulla motivazione e persino sul rischio di dispersione scolastica. Investire sul benessere non significa quindi aggiungere un’attività accessoria, ma intervenire su una delle condizioni che rendono possibile l’apprendimento. L’azione di sistema FaBER sarà presentata alla decima Conferenza della Rete Europea per le Competenze Sociali ed Emotive in programma a Porto, in Portogallo, dal 9 all’11 settembre 2026.
Resta da capire quali saranno gli effetti concreti di questa innovazione organizzativa (che sarà oggetto di un monitoraggio e di una valutazione d’impatto), mentre a livello nazionale prende il via (per ora senza fondi per le scuole) la sperimentazione nazionale sulle competenze non cognitive e trasversali prevista dalla legge n.22/2025. Sarà interessante verificare nei prossimi anni se le esperienze realizzate potranno diventare modelli replicabili.
La domanda di fondo, infatti, riguarda tutte le scuole italiane: in una società sempre più complessa e attraversata da nuove fragilità, quale spazio deve occupare il benessere emotivo nel progetto educativo della scuola?
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