Valditara: la destra democratica è antifascista

In diverse occasioni ­– soprattutto lettere alle scuole e ai giornali ­– il ministro del MIM (Ministero dell’istruzione e del Merito) Giuseppe Valditara appare seriamente impegnato nel tentativo di delineare i tratti di quella che egli stesso definisce “destra democratica”. Lo aveva fatto il 13 novembre, intervistato da Lucia Annunziata (“La destra esiste negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, che hanno combattuto il nazifascismo”). E lo ha ribadito anche nella lettera indirizzata al quotidiano la Repubblica, pubblicata lo scorso 17 novembre, nella quale scrive che vi sono date che “pur non essendo contemplate dal nostro ordinamento, marcano tuttavia la nostra storia e che, come uomo politico di destra democratica, ritengo importante non dimenticare”. Una di queste date è proprio il 17 novembre quando “ottantaquattro anni fa, con il Regio decreto legge n. 1728 del 17 novembre 1938, che conteneva i provvedimenti per la difesa della razza italiana e stabiliva misure discriminatorie nei confronti degli ebrei, fu ufficializzata in Italia dal regime fascista la teoria razzista”.

Con quel provvedimento “per la prima volta si affermava nell’ordinamento giuridico del nostro Paese l’idea aberrante che esistano razze biologicamente superiori e inferiori”. Si trattò, sottolinea Valditara, professore ordinario di Diritto privato e pubblico romano nell’Università di Torino, di “una scelta scellerata che rinnegava la lezione più alta della civiltà occidentale costruita sul diritto romano e sulla tradizione giudaico-cristiana, incentrati quello sulla naturale unicità dell’essere umano e sulla sua naturale libertà, questa sull’eguale dignità di ogni essere umano”, principi affermati dal giurista Ulpiano e da San Paolo nella “lettera ai Colossesi”  e che si richiamano entrambi al primato della persona.

Ma a questo punto Valditara fa un’ulteriore considerazione, sempre nella chiave giuridica che gli è congeniale, ma di evidente portata politica: “Mettere sempre al centro del diritto l’intangibile, non negoziabile dignità della persona umana rappresenta perciò l’antidoto più forte contro qualsiasi rigurgito razzista. Ed è il modo più autentico per rispettare la lettera e lo spirito della nostra Costituzione, a partire dai suoi articoli 2 e 3, comuni pilastri valoriali di una politica che torni a identificarsi in una res publica”.

Il riferimento alla Costituzione italiana nata dalla Resistenza, insieme al rigetto totale e motivato di una delle leggi simbolo dell’era fascista, la stessa lettera del 9 novembre agli studenti per la ricorrenza della caduta del muro di Berlino (il cui spirito era di stigmatizzare ogni forma di totalitarismo) fanno parte del percorso di ridefinizione di quella che il ministro chiama “destra democratica”, un’area politica che accetta le regole della liberaldemocrazia e che per questo può correttamente essere considerata antifascista. Una posizione conservatrice analoga a quella dei repubblicani americani (non trumpiani, ne’ alla Steve Bannon), dei conservatori inglesi e dei Républicains francesi, eredi del movimento creato da Charles De Gaulle, eroe della Resistenza antinazista e antifascista.

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