Ricomincia l’occupazione delle scuole/1. Che fare?
Le manifestazioni studentesche che stanno attraversando l’Italia in questi giorni si inseriscono in un clima di mobilitazione che ha già investito altri Paesi europei, a cominciare dalla Francia, dove le proteste hanno assunto anche forme particolarmente violente. Al di là delle diverse rivendicazioni e delle specificità dei singoli contesti, queste mobilitazioni riportano al centro il rapporto tra i giovani, le istituzioni e la scuola, chiamando in causa non soltanto la politica, ma l’intera comunità educante. Come ascoltare il disagio e le richieste degli studenti senza legittimare la violenza? Come trasformare la protesta in partecipazione, il conflitto in confronto, gli edifici scolastici in luoghi realmente sentiti come propri? Sono interrogativi che non si possono eludere e che chiedono agli adulti, a partire da chi ha responsabilità educative, di interrogarsi anche sulle proprie risposte. Con un punto fermo, rispetto al quale non ci possono essere ipocrisie o distinguo: no alla violenza, verso le persone ma anche verso le cose, a partire dagli edifici e dalle attrezzature scolastiche (per la cui inadeguatezza è giusto protestare, ma è un reato danneggiarli).
Sono già decine le scuole occupate o in mobilitazione in tutta Italia. Quasi un rito che si celebra ormai da anni nelle scuole secondarie superiori italiane, legato spesso a fatti internazionali (come fu all’origine del fenomeno con il Sessantotto). L’anno scorso la motivazione scatenante fu la solidarietà con la Global Sumud Flotilla a sostegno della resistenza palestinese (parola d’ordine “blocchiamo tutto”). Quest’anno sono le condizioni strutturali degli edifici scolastici e le carenze del diritto allo studio (parola d’ordine “facciamo come in Francia”).
Nessun incidente di rilievo fino al 15 ottobre, ma il 16, giorno proclamato “No Meloni day”, i cortei promossi nelle maggiori città italiane sono degenerati in scontri con la polizia e in atti vandalici, a Torino, Bologna e soprattutto il 17 e 18 a Milano. Si propone ancora una volta il problema di che cosa fare se gli edifici scolastici sono messi a soqquadro e viene impedito l’accesso ad essi agli studenti e ai professori che vorrebbero egualmente fare lezione.
Per approfondimenti:
– Quando il preside viene cosparso di benzina dagli studenti. Accade in Francia
– Proteste studenti francesi fuori controllo. La stagione delle okkupazioni cosa riserverà in Italia?
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