Ricomincia l’occupazione delle scuole/2. “La scuola non si occupa, si abita”

Sulle occupazioni violente riflette un dirigente scolastico di lungo corso, tuttora attivo presidente dell’ANP di Roma, Mario Rusconi, in un post pubblicato online intitolato “La scuola non si occupa, si abita”. La sua tesi è che gli adulti (ma in particolare, si evince dal contesto, la classe politica e governativa) abbiano di fatto applicato una sorta di “pedagogia dell’assenza” rinunciando (o non essendone capaci) a intervenire con misure che inducano gli studenti a percepire e apprezzare gli ambienti scolastici come qualcosa di loro, da custodire con cura.

Ciò che potrebbe accadere invece se le scuole superiori fossero tenute aperte anche dopo le lezioni per farne centri culturali e sociali messi anche a disposizione dei quartieri. “Non si tratta di prolungare l’orario curricolare”, scrive Rusconi, “ma di offrire spazi per lo studio, il teatro, la musica, lo sport, la ricerca, il volontariato e il confronto pubblico. Luoghi dove incontrare adulti affidabili e, soprattutto, dove gli studenti possano progettare e gestire attività con responsabilità definite”. E’ l’idea della “scuola aperta”, lanciata da Tuttoscuola nel 2013 con il dossier “Sei idee per rilanciare la scuola” (scaricabile da qui).

Ma in caso di incidenti e danni arrecati agli edifici nessuna tolleranza: “Una scuola democratica deve saper affrontare anche le proteste più difficili, ma non può accettare che la libertà di alcuni cancelli quella degli altri”.

Sagge parole, che la classe politica dovrebbe ascoltare. Dovrebbe…

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