Quando il preside viene cosparso di benzina dagli studenti. Accade in Francia

Nel giro di pochi giorni le proteste degli studenti liceali francesi (in Francia tutte le scuole secondarie superiori sono “licei”) hanno raggiunto punte di estrema violenza estendendosi in tutto il Paese, da Marsiglia a Rouen in Normandia. Quasi 2000 gli studenti anche minorenni fermati nella sola giornata del 1° ottobre, e numerosi i feriti, tra cui 65 dipendenti scolastici. Con una categoria presa di mira più di tutti: i presidi (ben 40 di quei 65 sono dirigenti scolastici).

Per comprendere l’atmosfera di estrema tensione e insicurezza che si respira negli istituti francesi, descriviamo alcuni fatti accaduti, a partire dal preside cosparso di benzina.

Al Lycée Victor Hugo di Marsiglia il dirigente scolastico è intervenuto nel piazzale antistante la scuola per tentare di dialogare con un gruppo di facinorosi, calmare gli animi e liberare gli accessi. Chi non lo avrebbe fatto? Ebbene, è stato circondato, selvaggiamente picchiato e cosparso di benzina. Solo il tempestivo intervento di altri colleghi e delle forze dell’ordine ha evitato che gli venisse dato fuoco. Nello stesso contesto, anche un altro professore e alcuni collaboratori scolastici sono stati aggrediti e bagnati con il carburante.

Ecco altri casi. Ad Auchel, nel nord del Paese, davanti ai cancelli del Lycée Degrugillier, un gruppo di manifestanti incappucciati ha iniziato a lanciare oggetti contundenti contro la facciata della scuola e le vetrate della presidenza. Quando il preside è uscito per intimare di interrompere il lancio, un manifestante gli ha scagliato contro un fuoco d’artificio ad alta potenza a distanza ravvicinata. L’ordigno è esploso ferendo gravemente il dirigente scolastico all’orecchio e alla testa.

Interi istituti sono stati parzialmente incendiati. A Nantes, l’ingresso principale del liceo Nelson Mandela – un gioiello di architettura moderna (guardare per credere), costato 52 milioni di euro, al cui interno si sviluppa una monumentale “strada coperta” sormontata da una luminosa vetrata trasparente che unisce le aule – è stato avvolto dal fuoco dopo che alcuni manifestanti hanno appiccato un rogo ai cassonetti, costringendo all’evacuazione immediata di studenti e docenti terrorizzati.

Al Lycée Léonard de Vinci di Parigi i manifestanti hanno ammassato bidoni dell’immondizia e materiali infiammabili direttamente a ridosso del cancello d’ingresso principale e delle porte di sicurezza, appiccando un enorme incendio. Le fiamme hanno avvolto rapidamente l’ingresso, bloccando le vie di fuga e costringendo il personale e i pochi studenti presenti all’interno a vivere momenti di puro panico prima dell’arrivo dei Vigili del Fuoco.

Il senso di vulnerabilità è tale che il governo ha dovuto disporre la chiusura precauzionale di oltre 160 istituti superioriin tutto il Paese e l’attivazione della didattica a distanza per tutelare l’incolumità di docenti e studenti che non intendono partecipare alle proteste.

I docenti francesi non stanno affrontando una “semplice” contestazione studentesca o un’occupazione tradizionale: si trovano in trincea contro frange di guerriglia urbana anarchica e giovanile che utilizzano benzina, bombe carta, sbarramenti incendiari e imboscate.

Un comunicato firmato dalle principali federazioni sindacali e sigle dell’istruzione e della funzione pubblica francese, emanato per lanciare lo sciopero nazionale e l’appello al governo, afferma: “La scuola non può essere una zona di guerra, né il personale scolastico un bersaglio sacrificabile. Abbiamo superato la soglia dell’accettabile: i nostri colleghi non stanno più esercitando una professione, stanno rischiando la vita ai cancelli dei propri istituti”.

Immaginiamo che dalle cattedre italiane si stia sollevando un’ondata di solidarietà verso i colleghi francesi.

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