Francia, le proteste degli studenti ottengono le prime aperture del governo: più docenti, investimenti e riforme

Di Costanza Mililli

Le manifestazioni di sabato 24 ottobre in Francia hanno assunto tinte esponenzialmente opposte a quanto previsto dalle Istituzioni. Se ci si attendeva uno scenario di devasto al pari di quanto accaduto il 17 ottobre, ciò che si è ottenuto è stata invece una marea di persone che, eludendo il divieto di assembramento, ha attraversato a macchia d’olio il Paese: 800mila è il numero dichiarato dal sindacato CGT, il Ministero dell’Interno non ne censisce che la metà.

“Possiamo dire di aver ottenuto qualcosa; in primo luogo, la paura del governo” esordiscono i sindacati studenteschi coinvolti nelle mobilitazioni di queste settimane e che, proprio ieri 26 ottobre, hanno preso parte a un nuovo incontro con il Primo Ministro e i Ministri dell’Istruzione Nazionale e dell’Istruzione Superiore (Le Monde). Tra gli impegni presi e resi noti nella conferenza stampa che ne è seguita:

  • Parcoursup: profonda evoluzione della piattaforma in termini di trasparenza ed eliminazione a riferimenti sulla scuola di origine del candidato per il 2027, in vista della sua sostituzione definitiva prevista per il 2028.
  • Annullati gli 836 tagli previsti per i posti di lavoro nell’istruzione secondaria pubblica e creazione di 500 nuovi posti di insegnamento nelle scuole secondarie pubbliche.
  • Stanziamento di 4 miliardi di euro sotto forma di prestito a tassi agevolati per la ristrutturazione di scuole medie e superiori a cui si accompagnerà un piano pluriennale da 1 miliardo di euro per la ristrutturazione delle università.
  • Imposizione di un limite a 28 studenti per classe nel secondo anno di scuola secondaria di II grado, inizialmente destinato alle scuole più svantaggiate e successivamente esteso nel 2028.
  • Creazione di 15mila posti nell’istruzione superiore.
  • Indicizzazione all’inflazione delle borse di studio basate su criteri sociali a partire dal 2027.

A ciò si è aggiunta una riflessione da parte del Ministro dell’Istruzione, Edouard Geffray, a proposito della valutazione continua a cui sono sottoposti gli studenti della scuola secondaria ogni anno a partire dal loro ingresso a scuola: riconosciuta come motivo di stress, è auspicata una pronta revisione della questione.

Nonostante una prima apertura da parte del governo, dopo più di un mese di proteste e richieste di ascolto, il gruppo intersindacale giovanile chiede una prosecuzione delle mobilitazioni per far si che quanto ottenuto non resti confinato nella sfera del riformismo emergenziale ma vada a rappresentare un primo passo per un cambiamento più profondo e strutturale.

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