Scuole occupate a Torino, proteste e tensioni in venti istituti. Docenti feriti, danni e uno studente arrestato

Si allarga la mobilitazione studentesca a Torino e nell’area metropolitana, dove circa venti scuole superiori sono coinvolte tra occupazioni, autogestioni e scioperi. Ma la giornata del 15 ottobre è stata segnata anche da episodi di violenza, irruzioni e danneggiamenti. Feriti un docente, un collaboratore scolastico e un carabiniere. La sottosegretaria Frassinetti: «Nessuna rivendicazione giustifica la violenza».

La protesta studentesca si estende nelle scuole torinesi, accompagnata dallo slogan «Facciamo come in Francia», che richiama le mobilitazioni d’Oltralpe. Una ventina gli istituti superiori interessati dalle iniziative di protesta, tra occupazioni, autogestioni, scioperi e assemblee straordinarie. Una mobilitazione che, tuttavia, nella giornata del 15 ottobre ha registrato anche momenti di forte tensione, con scontri tra studenti, irruzioni negli edifici scolastici e interventi delle forze dell’ordine.

A destare particolare preoccupazione sono soprattutto gli episodi che hanno coinvolto il personale scolastico e una scuola primaria, dove un gruppo di giovani incappucciati avrebbe fatto irruzione danneggiando arredi e attrezzature. Fatti che pongono al centro dell’attenzione non soltanto la gestione delle proteste, ma anche la sicurezza di chi ogni giorno frequenta e lavora negli istituti.

Irruzioni e danneggiamenti nelle scuole: arrestato un diciassettenne

Secondo quanto riportato da La Repubblica, un gruppo di circa quaranta giovani, con il volto nascosto da passamontagna e maschere di carnevale, avrebbe forzato l’ingresso di una scuola primaria, danneggiando con spranghe arredi e attrezzature sportive. In un altro istituto, i carabinieri hanno fermato un diciassettenne mentre stava rompendo una finestra utilizzando un estintore. Il ragazzo, che secondo le informazioni riportate non frequenta la scuola, avrebbe tentato di fuggire e opposto resistenza ai militari, spintonandoli durante il fermo. È stato quindi arrestato con l’accusa di resistenza e denunciato per danneggiamento aggravato. L’intervento delle forze dell’ordine è stato accompagnato da ulteriori tensioni. Alcuni giovani incappucciati avrebbero lanciato pietre contro i carabinieri, ferendo uno dei militari alla gamba sinistra. Trasportato al pronto soccorso, il carabiniere è stato successivamente dimesso con una prognosi di dieci giorni per un ematoma intramuscolare.

Al Colombatto scontri tra studenti favorevoli e contrari all’occupazione

Tra le situazioni più delicate quella dell’istituto professionale Colombatto, dove la protesta ha fatto emergere anche divisioni all’interno della comunità studentesca. Come riferisce Open, davanti all’ingresso della sede centrale si sono verificati scontri tra ragazzi favorevoli all’occupazione e studenti contrari. Le ricostruzioni parlano di insulti, spintoni e petardi. È stato necessario l’intervento della polizia, dopo il quale la situazione è tornata alla calma. Ancora più gravi gli episodi segnalati nella succursale dell’istituto. Secondo La Stampa, un docente e un collaboratore scolastico sono rimasti feriti mentre cercavano di impedire l’ingresso di un gruppo di incappucciati.

Durante i momenti di tensione, insegnanti e dirigente scolastica hanno accompagnato all’esterno gli studenti che non intendevano partecipare all’assalto. Nel frattempo, il gruppo tentava di accedere all’edificio forzando le porte e rompendo le finestre. Una volta all’interno, gli incappucciati avrebbero ostruito gli ingressi accatastando banchi davanti alle porte e svuotato alcuni estintori. «Siamo terrorizzati», ha raccontato una docente. «Altro che idee, questa è pura violenza», il commento di un altro insegnante. Testimonianze che restituiscono il clima vissuto da parte del personale scolastico, chiamato a gestire una situazione nella quale il confronto tra posizioni differenti ha lasciato spazio, in alcuni casi, ad aggressioni e danneggiamenti.

Dalle prime occupazioni alle assemblee: la mappa della protesta

La mobilitazione torinese non nasce con gli scontri del 15 ottobre. Le prime iniziative risalgono infatti al 5 ottobre, quando sono stati occupati il liceo Regina Margherita e l’istituto Carlo Ignazio Giulio. Successivamente la protesta ha coinvolto anche il Sella Aalto Lagrange, mentre al Gobetti gli studenti hanno scelto la strada dell’autogestione. Nel corso dei giorni il movimento si è progressivamente allargato. Tra gli istituti occupati figurano anche il liceo Einstein e il Primo Liceo Artistico. Al Majorana e all’Alfieri gli studenti hanno proclamato lo sciopero, mentre le lezioni risultano bloccate al Maxwell di Nichelino e in alcune succursali del Gioberti e del Regina Margherita.

Al liceo D’Azeglio e al Ferraris sono invece previste assemblee straordinarie. Le forme di mobilitazione, dunque, non sono tutte uguali. Accanto alle occupazioni convivono iniziative di autogestione, momenti assembleari e astensioni dalle lezioni. Una distinzione importante per leggere quanto sta accadendo senza sovrapporre le diverse modalità di protesta agli episodi di violenza. Tra le questioni sollevate dagli studenti figura anche quella delle condizioni degli edifici scolastici. Il 9 ottobre, infatti, oltre duecento ragazzi si erano riuniti davanti alla sede della Città Metropolitana per chiedere interventi di edilizia scolastica. Un elemento che richiama l’attenzione su un tema concreto per la vita quotidiana degli studenti: la qualità e la sicurezza degli ambienti nei quali si svolgono le attività didattiche.

Frassinetti: «La scuola appartiene a tutti, nessuna rivendicazione giustifica la violenza»

Sugli episodi avvenuti a Torino è intervenuta la sottosegretaria all’Istruzione e al Merito, Paola Frassinetti, che ha espresso una netta condanna delle aggressioni e dei danneggiamenti. «Quanto accaduto a Torino è gravissimo e intollerabile», ha dichiarato, richiamando le irruzioni negli istituti, i danni provocati agli edifici e alle attrezzature e il ferimento di un carabiniere. La sottosegretaria ha espresso solidarietà alle comunità scolastiche coinvolte e all’Arma, sottolineando la necessità di accertare le responsabilità individuali. «Le proteste, che stanno interessando un numero crescente di istituti scolastici della città e che richiamano le mobilitazioni studentesche in Francia, non possono trasformarsi in devastazioni o aggressioni, nessuna rivendicazione giustifica la violenza». Frassinetti ha quindi ribadito che chi danneggia un bene pubblico deve risponderne, richiamando il diritto degli studenti a frequentare ambienti sicuri. «La scuola appartiene a tutti e colpirla significa compromettere il diritto degli studenti a studiare in ambienti sicuri. Su questi episodi serve una condanna ferma e unanime», ha concluso.

Il diritto di protestare e quello di studiare: la sfida per le comunità scolastiche

Quanto accaduto a Torino mette in evidenza una questione che va oltre la cronaca degli scontri: come garantire il diritto degli studenti a manifestare il proprio dissenso senza compromettere quello degli altri a frequentare le lezioni e quello del personale scolastico a lavorare in condizioni di sicurezza? Le occupazioni e le autogestioni rappresentano modalità differenti di partecipazione e mobilitazione studentesca. Gli episodi di aggressione, le irruzioni e i danneggiamenti richiedono invece una valutazione distinta, che non può essere confusa con l’espressione pacifica del dissenso.

C’è poi un altro aspetto da non trascurare. Le richieste di interventi sull’edilizia scolastica, portate all’attenzione delle istituzioni dagli studenti nei giorni precedenti, meritano di essere considerate indipendentemente dagli episodi di violenza. Le condizioni degli edifici riguardano infatti direttamente il diritto allo studio e la qualità dell’esperienza scolastica. Per dirigenti, docenti e personale ATA, giornate come quelle vissute negli istituti torinesi pongono problemi immediati di tutela delle persone, gestione dei conflitti e continuità delle attività didattiche. La sfida, per le comunità scolastiche e per le istituzioni, è allora duplice: garantire sicurezza e rispetto delle regole, senza perdere di vista le ragioni del disagio e le domande che emergono dalla mobilitazione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA