Gli edifici scolastici esposti agli effetti della guerra
La guerra in medio-oriente sta condizionando ogni giorno di più anche la vita quotidiana della gente. E gli esperti spiegano che la situazione peggiorerà. Per il direttore del think tank Bruegel, intervistato da Repubblica, “dobbiamo aspettarci dieci anni di alti prezzi del petrolio”. Ciò costringerà a cercare ogni forma possibile di risparmio, soprattutto in campo energetico, per ridurre consumi che gravano sul bilancio familiare e che, presto, potrebbero gravare pesantemente anche sui bilanci delle Amministrazioni locali. L’Unione europea raccomanda l’installazione di pompe di calore e di incentivi per il trasporto pubblico. E spinge per lo smartworking, cioè a distanza.
Quali effetti per il mondo della scuola? Per questo anno scolastico che sta ormai volgendo al termine non dovrebbero esserci problemi in merito, ma dal prossimo anno gli Enti Locali, proprietari dei 40mila edifici che ospitano scuole statali, saranno probabilmente costretti a trovare soluzioni e risorse per contenere i costi di gestione, intervenendo, quanto meno, su due fronti opposti: da una parte, saranno costretti probabilmente a cercare di ridurre i costi di riscaldamento degli edifici, mentre, dall’altra, dovranno impegnarsi a installare o potenziare le fonti energetiche alternative.
Per la riduzione delle spese di riscaldamento, circolano già voci di prime ipotesi per ridurre il tempo di presenza a scuola degli alunni, generalizzando, dove è possibile, la settimana corta, la riduzione dell’orario di lezione. Riguardo allo smartworking, è possibile per il personale amministrativo. Altrimenti andrebbe considerata la DAD, la didattica a distanza, una formula utilizzata durante la pandemia degli anni scorsi. Si arriverà a tanto? E’ presto per dirlo. In sintesi, soprattutto nei periodi invernali, potrebbe trovare spazio l’ipotesi di tenere aperte le scuole il meno possibile.
Si tratterebbe, comunque, di interventi di emergenza, determinati dalle situazioni dei conflitti in corso; ma, al di là delle soluzioni contingenti, le problematiche dei risparmi energetici richiedono, comunque, soluzioni strutturali, evidenziate da tempo ben prima del sorgere dei conflitti in corso, conflitti che, caso mai, ne hanno sollecitato l’urgente attuazione.
Ma qual è la situazione esistente in materia di riscaldamento e di fonti energetiche? Tuttoscuola ha analizzato i dati pubblicati sul Portale unico del MIM per la parte dell’anagrafe dell’edilizia scolastica che tratta, rispettivamente, di Impianti di riscaldamento e di condizionamento dell’aria e di Accorgimenti per la riduzione dei consumi di energia.
Per questi due approfondimenti di edilizia scolastica, gli ultimi dati utili sono quelli relativi all’anno scolastico 2023-24, pubblicati nel luglio scorso, mentre sono tuttora in attesa di pubblicazione i dati del 2024-25, annunciati nell’agosto scorso come imminenti, come precisava già allora il Portale (“Sono in corso gli ultimi aggiornamenti relativi all’associazione tra gli edifici ed i punti di erogazione del servizio (PES)”).
Ebbene, sei edifici su 7 non utilizzano energia pulita per il riscaldamento.
L’81,5% degli edifici scolastici utilizzano fonti di energia fossile per il riscaldamento. Sono quindi fortemente esposti alla crisi petrolifera e di gas che è appena iniziata.
Con quali possibili conseguenze? Ne parliamo nelle notizie successive.
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