Dibattito sui social/1. Vietare o educare?
“È nostro dovere proteggere i nostri bambini nel mondo online così come facciamo nel mondo offline. E per farlo in modo efficace, abbiamo bisogno di un approccio europeo armonizzato. E uno dei temi centrali è la domanda: come possiamo garantire una soluzione tecnica per la verifica dell’età valida in tutta Europa? Oggi posso annunciare che abbiamo la risposta”, ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nella conferenza stampa svoltasi a Bruxelles lo scorso 15 aprile e alla quale ha preso parte anche la commissaria europea per la Sovranità tecnologica e vicepresidente esecutiva della Commissione Henna Virkkunen.
La risposta è l’adozione ufficiale, da parte dell’Europa, di una apposita app (i cui aspetti tecnici approfondiamo nella successiva notizia) che costringerebbe le piattaforme online a verificare l’età degli utenti online prima di concedere l’accesso a determinati siti (per esempio quelli pornografici) e ai social netVon work. L’iniziativa trae origine e giustificazione dal Digital Services Act (DSA), il Regolamento UE 2022/2065, in pieno vigore dal 17 febbraio 2024, finalizzato a creare uno spazio digitale sicuro e responsabile per i cittadini imponendo a piattaforme online, social media e mercati digitali obblighi di trasparenza, moderazione dei contenuti e tutela dei minori, con sanzioni fino al 6% del fatturato globale (qui il testo in italiano del vasto e articolato Regolamento, peraltro sottoposto a riesame entro il 17 febbraio 2027).
Il Regolamento chiede alle Very Large Online Platforms (VLOP), quelle con oltre 45 milioni di utenti mensili nell’Unione europea – in pratica tutte quelle più visitate – di adottare misure concrete. “Ed è per questo che l’Europa ha il DSA: per chiamare le piattaforme online alle loro responsabilità. Perché l’Europa non tollererà che le piattaforme guadagnino a scapito dei nostri bambini”, ha detto Henna Virkkunen, avvertendo che, dopo l’inchiesta su TikTok, le istituzioni europee hanno intenzione di intraprendere azioni analoghe contro Facebook, Instagram e Snapchat, oltre che contro quattro siti porno. “Poiché le piattaforme non dispongono di strumenti adeguati di verifica dell’età, abbiamo sviluppato noi stessi la soluzione”, ha concluso.
Da notare che l’Europa si sforza di mantenere un non facile equilibrio tra la salvaguardia dei diritti individuali, che comporta regolamentazioni, garanzie e divieti, e l’apertura all’innovazione tecnologica, che richiede invece libertà di ricerca. Da noi (nella “vecchia Europa”, come dicono con sufficienza gli americani, per fortuna non tutti) si cerca di contemperare le due esigenze, negli USA la strapotenza delle big tech fa al momento pendere la bilancia dal lato dell’innovazione senza o con poche regole.
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