Antonio Augenti: la riforma Gentile figlia del suo tempo

In occasione del centenario della riforma Gentile (1923-24) molti sono stati i contributi offerti da studiosi – soprattutto da storici della scuola, ma anche da filosofi, pedagogisti e sociologi – alla vasta opera di riordinamento dell’intero sistema educativo italiano realizzata in un breve lasso di tempo (dal 31 ottobre 1922, giorno della nomina da parte di Benito Mussolini, al 14 giugno 2024, giorno delle dimissioni) dal filosofo siciliano, il maggiore esponente del neoidealismo italiano insieme a Benedetto Croce, che lo aveva preceduto nell’incarico due anni prima come ministro del quinto governo Giolitti.

Giunge ora in libreria, a cura e con introduzione di Antonio Augenti, una nuova edizione delle lezioni di filosofia dell’educazione tenute da Giovanni Gentile a Trieste in un corso magistrale estivo del 1919, pubblicate già in quell’anno, e poi riviste nel 1923 e 1928, col titolo “La riforma dell’educazione” (Armando editore, 2023). Il volume, diviso in undici capitoli, interpreta e presenta l’educazione come elemento costitutivo dell’identità morale della Nazione, che nella visione storico-filosofica di Gentile si invera nel ruolo totalizzante dello Stato, da lui inteso come “entità che investe il cittadino e si attua nella sua coscienza e, per potervisi attuare, lo promuove e lo educa … storicamente ed economicamente, moralmente e politicamente”. Una perfetta rappresentazione dello Stato etico, osserva Augenti, che si pone in assoluta antitesi con il “liberalismo materialistico che ha sempre posto l’individuo davanti allo Stato”, riconducendo e riconoscendo la libertà individuale solo se legittimata dalle leggi dello Stato che la fondano e la regolano.

Certo, riflette Augenti, se si accolgono i presupposti filosofici della sua pedagogia, non c’è dubbio che le argomentazioni sviluppate da Gentile in questo volume possono apparire arrembanti e in qualche misura anche affascinanti, a dispetto della ridondanza del linguaggio, per la ricchezza dei riferimenti culturali e la serrata coerenza dell’esposizione. Tuttavia è altrettanto fuori di dubbio che la sua concezione dell’educazione sia tutta interna a una visione monopolistica e autoritaria dello Stato-Nazione molto condizionata dal clima politico del tempo. L’Europa uscita dalla fine della prima guerra mondiale, che ha segnato il crollo degli imperi multinazionali, da quello asburgico a quello ottomano, vede una forte ripresa del principio di nazionalità, politicamente sfruttato in Italia dal fascismo, andato al potere per responsabilità della casa regnante e di una classe politica debole e confusa, con i liberali divisi tra reazionari e conservatori, i cattolici esitanti e i socialisti (tranne i riformisti) persi dietro il sogno della rivoluzione russa d’ottobre: una classe politica incapace di formare un governo democratico.

In questo vuoto si è inserita la proposta nazionalista e statocentrica gestita da Mussolini sul piano politico e teorizzata da Gentile su quello culturale e della riforma dell’educazione. Riforma, quest’ultima, funzionale alla formazione, in chiave meritocratica e laica (Gentile criticò apertamente il Concordato del 1929), di un ceto amministrativo idoneo a svolgere al meglio i compiti richiesti dallo Stato-Nazione. Un modello di riforma con un robusto incardinamento istituzionale, sopravvissuto per decenni alla caduta del fascismo.

Ma, come nota Augenti, già direttore generale degli Scambi culturali del MPI e attento osservatore dei mutamenti della scuola italiana nel quadro delle dinamiche europee – puntualmente registrati nella sua rubrica “La scuola racconta l’Europa”, pubblicata dal mensile Tuttoscuola – la visione del ruolo della scuola di Gentile è stata radicalmente superata non tanto a seguito della caduta del regime fascista (l’impianto curricolare e organizzativo è rimasto in gran parte lo stesso) quanto dal ripudio dell’idea di Stato-Nazione e dall’avvento, nel dopoguerra, della cooperazione internazionale e del processo che porterà all’Unione europea. La riforma Gentile insomma è stata figlia del tempo storico in cui è nata e oggi va vista con il distacco, la distanza e l’attenzione che richiedono eventi di un passato ormai lontano e tanto diverso. (O.N.)

© RIPRODUZIONE RISERVATA