Il liceo matematico/2

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Se questo liceo, pur volendo affrontare un approccio integrato tra le varie discipline, volesse di fatto offrire una maggiore identità culturale e pedagogica, sposterebbe l’asse degli attuali licei scientifici che sono quelli che maggiormente potrebbero aderire alla sperimentazione in atto, oltre a porsi agli antipodi con il liceo del made in Italy decisamente proteso verso l’applicazione delle competenze nel settore turistico-merceologico. Il fatto ad esempio che nel liceo matematico non si parli di competenze fa venire il sospetto che ci si fermerà ad una formazione teorica centrata sull’analisi della scienza e della cultura.

Per assumere l’impegno orario indicato potrebbe bastare completare o ampliare le attuali cattedre di matematica, o meglio creare degli spazi di flessibilità all’interno del gruppo disciplinare, cosa difficile da ottenere perché i sindacati si opporranno a qualunque organigramma che non sia rigidamente protetto dalle classi di concorso. Si potrebbe pensare ad un progetto che faccia emergere le potenzialità del liceo matematico all’interno di un curricolo flessibile anche quadriennale, come si possono vedere alcune sperimentazioni in atto.

Due questioni che forse ostacolano davvero il successo della formazione matematica: la prima sono le scarse competenze in questo settore ottenute lungo tutti i gradi scolastici, così come viene ripetutamente indicato dall’INVALSI; il miglioramento di una tale situazione potrebbe avere una maggiore presa motivazionale e orientativa negli allievi in modo che affrontino più numerosi questo indirizzo, e anche se il liceo scientifico è quello più scelto dai genitori, il successo formativo deve affrontare ancora non poche criticità.

La seconda questione riguarda il rapporto tra scuola superiore e università. Riprendendo sempre il problema dell’orientamento per facoltà scientifiche, in particolare matematica, le diverse prove selettive messe in atto prima dell’esame di maturità dimostrano spesso l’impreparazione degli studenti ad affrontarle e quindi si cercano accordi con le scuole per sanare tali mancanze. Forse sarebbe più efficace, anche per sostenere la motivazione all’apprendimento di queste discipline, oggi sempre più importanti per la componente STEM, che il raccordo tra scuola e università avvenisse in positivo, sulla base di crediti che accanto a quelli obbligatori (inglese e informatica) vedesse qualcosa di scientifico pertinente al piano di studi universitario.

In ultima analisi occorre preoccuparsi della didattica di ciò che c’è prima di introdurre qualcosa di altro, che corre il rischio di rinchiudersi sempre di più attorno alle monodiscipline, frammentando così il curricolo, che invece ha bisogno di aperture verso il progresso scientifico ed un mondo del lavoro che vuole proprio un approccio epistemologico integrato, come si era pensato in passato nel far eseguire i compiti di esame in modo pluridisciplinare, cosa rientrata subito alla prima applicazione, data la complessità della realtà, dei saperi e degli ambienti di apprendimento.

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