Non basta il 4+2. Serve una strategia nazionale
Negli ultimi anni il ministro Giuseppe Valditara ha certamente riportato l’istruzione tecnica e professionale al centro dell’agenda politica. La filiera tecnologico-professionale 4+2, il rafforzamento del collegamento con gli ITS Academy, gli investimenti nei campus e nei laboratori rappresentano un cambio di passo rispetto a una lunga stagione nella quale questo segmento era rimasto ai margini del dibattito pubblico. Questo merito va riconosciuto.
I dati suggeriscono però che la sfida è ancora più ampia.
Il rilancio dell’istruzione tecnica e professionale non potrà dipendere soltanto da una riforma ordinamentale. Serviranno laboratori moderni, un orientamento realmente fondato sui dati e non sugli stereotipi, una filiera più forte con ITS Academy e università, esperienze di PCTO realmente formative e, soprattutto, professioni tecniche capaci di offrire prospettive di crescita, retribuzioni adeguate e riconoscimento sociale.
È questa la prospettiva nella quale si inseriscono anche le riflessioni di Ricciardelli, che invita ad affrontare il tema con una visione sistemica, evitando interventi frammentari e costruendo finalmente una strategia nazionale condivisa per la formazione tecnica. E nell’ultimo intervento della sua rubrica (“La lente di Ricciardelli”) su “Lecco News” si rivolge direttamente al ministro Valditara: “avere sostanzialmente sovrapposto la riforma del 4+2 a quella dei percorsi quinquennali, prevista dal PNRR, che, non dimentichiamolo, continuano ad accogliere la maggioranza assoluta degli studenti che scelgono l’indirizzo tecnico (all’incirca 160 mila iscritti all’anno contro i 10 mila della filiera quadriennale), ha ulteriormente relegato quest’ultima a un ruolo subalterno e quasi ancillare, determinando confusione e incertezza negli operatori scolastici”.
In fondo la domanda non è soltanto come convincere più ragazzi a iscriversi agli istituti tecnici e professionali.
La vera domanda è come fare in modo che questi percorsi tornino a essere scelti perché riconosciuti come scuole di alta qualità, capaci di offrire solide basi culturali, competenze tecnologiche avanzate e concrete opportunità di crescita personale e professionale.
I numeri elaborati da Tuttoscuola raccontano infatti molto più di un semplice cambiamento nelle preferenze delle famiglie. Raccontano un Paese nel quale il Mezzogiorno continua a perdere giovani, gli istituti professionali faticano ovunque ad attrarre studenti, le imprese cercano competenze che spesso non trovano e centinaia di migliaia di ragazzi restano ai margini della formazione e del lavoro.Per questo il tema dell’istruzione tecnico-professionale non riguarda soltanto la scuola: riguarda la competitività dell’Italia, la sua coesione territoriale e una parte importante del suo futuro.
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