Il crollo degli iscritti ai Professionali è generalizzato (ma nel Meridione è una voragine)

Se gli istituti tecnici mostrano dunque due volti molto diversi, il quadro cambia radicalmente quando si osservano gli istituti professionali.

Qui non si può più parlare di un fenomeno circoscritto ad alcune aree del Paese. La crisi di iscrizioni è generalizzata.

Nel giro di dieci anni gli iscritti agli istituti professionali sono crollati di oltre 100 mila studenti: si è perso uno studente su cinque. Un vero terremoto che produce effetti non soltanto sul numero delle classi e sugli organici, ma anche sulla futura disponibilità di personale qualificato.

Anche il Centro-Nord, dove il numero complessivo degli studenti delle superiori cresce di oltre 66 mila unità, registra infatti una forte diminuzione degli iscritti ai professionali: 45 mila studenti in meno (-14,6%).

La scelta delle famiglie appare sempre meno orientata verso questi percorsi. Dieci anni fa gli istituti professionali raccoglievano oltre il 20% degli studenti delle superiori del Centro-Nord; oggi la loro quota è scesa sotto il 17%.

Un brusco calo che però nell’Italia meridionale si trasforma in una vera debacle per questo ordine di scuola.

Qui il calo demografico si somma infatti alla perdita di attrattività dell’istruzione professionale.

I numeri sono impietosi. Gli iscritti totali a livello nazionale passano da circa 216 mila dell’anno scolastico 2015/16 a poco più di 158 mila nel 2024/25: una riduzione del 26,9%, quasi quattro volte superiore al calo complessivo degli studenti delle superiori registrato nello stesso periodo su quei territori.

In dieci anni il Mezzogiorno perde complessivamente quasi 89 mila studenti dell’area tecnico-professionale, di cui oltre 58 mila appartenenti ai soli istituti professionali.

I dati sembrano quindi raccontare due crisi differenti: quella degli istituti Tecnici, prevalentemente meridionale e fortemente intrecciata alla dinamica demografica; e quella, molto più profonda e nazionale, degli istituti Professionali, che perdono attrattività praticamente in tutto il Paese. Entrambe rappresentano una sfida strategica per il sistema educativo produttivo italiano.

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