Verso riforme condivise?

Facciamo un po’ di “fantapolitica” (non tanto per giocare ma per immaginare possibili scenari). Se le prossime elezioni politiche vedessero la conferma della uscente coalizione di centro-destra (non estesa però al neo-partito Futuro Nazionaledell’ex generale Vannacci, che ne sposterebbe l’asse a destra), è probabile che anche Giuseppe Valditara sarebbe confermato alla guida del MIM, e che la sua politica educativa e formativa, di impronta liberal-conservatrice, ne uscirebbe implementata.

Se invece dovesse vincere il cosiddetto “campo largo” con la triade PD-M5S-AVS in posizione dominante, tutta la politica scolastica sarebbe rimessa in discussione, ma al momento non è chiaro in quale direzione, non esistendo per ora un programma condiviso sulla scuola. Se però alla vittoria del campo largo concorressero in modo determinante l’Italia Viva di Renzi e altri soggetti della galassia riformista, compresa quella rimasta nel PD (Quartapelle, Malpezzi), probabilmente la linea non sarebbe quella di cancellare tutto quanto fatto da Valditara nel corso dell’intera legislatura, ma di rivederne e svilupparne in positivo alcuni aspetti in sé condivisibili, come la maggiore flessibilità e personalizzazione dei piani di studio, la valorizzazione dei percorsi tecnici e professionali, gli investimenti negli ITS Academy e nella digitalizzazione della scuola.

Se infine, come non è da escludere, la riforma del sistema elettorale andasse in senso, per così dire, neoproporzionalista, cosa che potrebbe verificarsi nel caso che nessuno dei due schieramenti avesse abbastanza voti per governare da solo, ci sarebbe più spazio per le formazioni più o meno centriste che potrebbero rivelarsi importanti – come lo furono nella Prima Repubblica – per la composizione di maggioranze di governo non squilibrate, né a destra né a sinistra.

In tale prospettiva se a prendere più voti fosse Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, reincaricata da Mattarella per la formazione del nuovo governo, dovrebbe aprire al centro riformista, essendo impensabile una sua alleanza con il Futuro Nazionale del generale Vannacci, che si è messo ai margini, se non fuori della Costituzione. Ma altrettanto dovrebbe fare Elly Schlein (o chi per lei) nel caso che fosse il PD a prendere più voti. Come usa dire, lo sapremo solo vivendo.