Valutazione nella scuola primaria. Si ricambia. Era il caso?

Quando un anno fa Matteo Salvini, da pochi mesi Vicepresidente del Consiglio, aveva riscontrato problemi nell’interpretare la pagella della figlia, si era capito che il destino della valutazione degli alunni di scuola primaria era segnato.

La figlia di quinta elementare aveva portato la pagella a casa e, “Per interpretarla e capire ci vuole la laurea”, aveva dichiarato Salvini sui social.

Il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti aveva aggiunto: “Ai miei tempi c’era ottimo, distinto, sufficiente… Adesso ci sono otto voci, ma non c’è un giudizio. C’è avanzato, intermedio, base o in via di prima acquisizione. Ma non è più facile mettere nuovamente i numeri? Non capisco a chi diano fastidio i numeri… Mi dicono che turba il bambino, ma così il bambino ci mette un quarto d’ora per capire com’è andata l’interrogazione. In via di acquisizione ho capito che è insufficiente, ma digli insufficiente o tre. Riportiamo un po’ di semplicità, di normalità. Tagliamo i tempi persi”.

E la risposta alla richiesta di Salvini, come riportato pochi giorni fa dall’ANSA, è arrivata da Valditara, ministro con la stessa casacca leghista del vicepresidente del Consiglio che, innanzitutto, ha condiviso la critica di fondo espressa un anno fa.

Il sistema di valutazione attuale basato su giudizi descrittivi, ha precisato il ministro, non è immediatamente comprensibile per la sua complessità: “Come fa un genitore o un bambino a capire che ‘in via di prima acquisizione’ vuol dire insufficiente? È una questione di chiarezza”.

Valditara ha aggiunto: “Stiamo valutando se sia utile aggiungere la possibilità di mettere ‘gravemente insufficiente’ dal prossimo anno scolastico”.

Ottimo, distinto, buono, sufficiente, insufficiente e (forse) gravemente insufficiente.

Non vogliamo qui neanche entrare nel merito di cosa sia meglio. Mettere sotto attenta osservazione l’ultima riforma, valutarne criticamente gli esiti durante un congruo periodo di tempo sarebbe (stato) più che comprensibile. Valeva la pena buttarla subito all’aria e imprimere un nuovo giro di frullatore, buono o cattivo che sia?

Troppe volte in questi anni la scuola elementare-primaria è stata palestra dei giochi dei partiti della maggioranza del momento, che si sono sostituiti a pedagogisti e psicologi. Stop and go, inversioni a 180 gradi, alla ricerca di un presunto consenso: il “problema” della scuola, ciò che la condanna ad uno speciale girone dell’inferno, forse, è che coinvolgendo quotidianamente – in via diretta o indiretta – il quaranta per cento degli italiani, è condannata agli appetiti della politica, che una volta operava attraverso i programmi elettorali, le sezioni sul territorio, le manifestazioni nelle piazze, con cicli dettati dalle elezioni politiche (che peraltro erano spesso anticipate, ogni due o tre anni in media); oggi l’arena della politica sono i social, gli incessanti talk show televisivi, i sondaggi quotidiani. E con queste logiche, inseguendo i titoli sui giornali (peraltro sempre meno letti, ahinoi) la politica italiana (quella alla quale siamo ormai abituati, con la “p” minuscola) vorrebbe indirizzare un transatlantico come la scuola, che può cambiare direzione solo con abili correzioni di pochi gradi su spazi lunghi, altrimenti rischia di incagliarsi, o semplicemente non risponde (appunto).

Sarà finita qui? Lecito, ormai, dubitarne. Anzi siamo sicuri che questa storia infinita della valutazione è destinata, prima o poi, a cambiare ancora, con ulteriore disorientamento delle famiglie e rassegnazione degli insegnanti.

Ma non è una cosa seria.

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