L’etica dell’IA di Floridi tra Parmenide e Spinoza

L’ultimo libro di Luciano Floridi tradotto in italiano (gli originali sono tutti in inglese) non è l’ultimo che ha scritto perché risale al 2013, ed è stato seguito da altri che hanno avuto ampia diffusione e che per la loro importanza nel dibattito internazionale abbiamo via via segnalato e presentato ai nostri lettori (tra questi La quarta rivoluzione 2018, e L’etica dell’intelligenza artificiale, 2022, Filosofia dell’informazione, 2024, tutti tradotti da Massimo Durante e pubblicati in Italia da Raffaello Cortina Editore).

Perché pubblicare un’opera del 2013 (L.F., Il nodo etico. Informazione e valori nella società digitale, Cortina, 2026) il cui titolo originale è Ethics of Information, Oxford University Press? Lo spiegano lo stesso autore in una breve introduzione e il traduttore (ma anche curatore) del volume nella sua prefazione: “Abbiamo selezionato 11 dei 16 capitoli originali, scegliendo quelli che risultano oggi più vivi e rilevanti” (Floridi), come “l’impatto delle ICT, il processo di riontologizzazione della realtà, la moralità degli agenti artificiali, la distribuzione della responsabilità morale, la natura informativa dell’io e la dimensione globale delle questioni etiche legate all’informazione” (Durante), tutte tematiche la cui fondazione teoretica ha poi consentito, negli anni e nei volumi successivi, di costruire le parole chiave della filosofia dell’IA di Floridi: infosfera, onlife, inforg (informational organism, la condizione del soggetto umano che vive e interagisce all’interno dell’infosfera), moralità distribuita (nel senso di riferita non solo alle scelte etiche del singolo individuo ma anche agli agenti artificiali da lui creati).

Parliamo non a caso della filosofia di Floridi, e non solo delle sue riflessioni sull’etica dell’IA, perché la sua concezione pervasiva dell’informazione come cellula primordiale della fitta rete di dati (“ambiente semantico”) che è alla base della conoscenza umana ne fa una visione del mondo per certi aspetti paragonabile a quelle espresse da filosofi come Parmenide (l’essere come alternativa radicale e totale al non essere) o Spinoza (il cui Deus sive Natura presenta affinità con il carattere totalizzante dell’universo informativo di Floridi, con l’infosfera al posto del Deus spinoziano).

In questo quadro l’etica cessa di essere antropocentrica, come è sempre stata nella tradizione filosofica occidentale, per diventare un valore ambientale distribuito, eco-logico, dove il male è costituito da ogni fattore di degrado (“entropia”) dell’informazione, dalle fake news a ogni altra modalità di manipolazione, corruzione o distruzione dei dati. Ma se e quando tali fattori agiscono, ecco che ricompare l’etica antropocentrica, o almeno antropica, perché è comunque a un soggetto umano che va ricondotta la responsabilità di averli attivati. Una tesi sostenuta con particolare forza anche nell’enciclica di Leone XIV sull’intelligenza artificiale.

Si potrebbe obiettare che l’IA non ha di per sé un’etica, se non quella della conservazione della propria integrità, un’etica che dal punto di vista valoriale è però neutra, perché non comporta una scelta tra bene e male, rimessa sempre, in ultima istanza, a una decisione umana. Forse è per questa radicale ambivalenza dell’etica dell’IA che l’autore e il curatore di quest’opera hanno scelto di intitolarla “Il nodo etico”, dove l’immagine del nodo “vuole, in primo luogo, richiamare proprio la complessità della realtà e dello sguardo che l’indaga” (pag. XIII).

La problematicità della materia trattata (“resta ancora molto da fare, prima di poter sostenere di disporre di una teoria compiuta”, scrive Floridi a pag. 322) ha suscitato – al tempo in cui il libro è stato pubblicato – e continua a suscitare anche oggi, una serie di obiezioni alle quali l’autore, elencandone venti, risponde nel capitolo finale (“In difesa dell’etica dell’informazione”, pagg. 321-358), sfoggiando una brillante verve dialettica ma anche facendo alcune ammissioni che giustificano l’interpretazione parmenideo-spinoziana che qui si è data del suo pensiero. Per esempio quando riconosce che “l’EI [Etica dell’IA, NdR] può essere ricondotta a un insieme di credenze religiose e spirituali, con le quali risulta compatibile, tra cui una visione del mondo buddista, confuciana, scintoista o giudaico cristiana”, con richiamo in questo caso all’invito agostiniano al “rispetto” della natura (a pag. 355 e 351 le citazioni di Agostino). Tutte “credenze” di ispirazione panteista o comunque immanentista, come quella di Spinoza.

 

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