Tuttoscuola: Il Cantiere della didattica

Gli elementi fondanti dell’identità europea

Italia-Europa/3

A differenza delle altre tre potenze continentali l’Europa non ha una lingua comune, ma questo potrebbe anche essere considerato come un problema minore, almeno per le ultime generazioni, avvicinandosi peraltro l’avvento dei traduttori universali personali. Ma soprattutto l’Europa non ha un sistema scolastico di riferimento che svolga un ruolo unificante, come quello che sarebbe stato possibile varare se i governi nazionali, a partire da quello della Gran Bretagna, non avessero affossato il progetto di riforma del Trattato predisposto da Altiero Spinelli, allora parlamentare europeo, approvato dal Parlamento europeo il 14 febbraio 1984, che prevedeva l’inserimento dell’istruzione tra le aree di competenza delle Azioni comuni promosse anche a maggioranza dal Parlamento e dal Consiglio dei ministri europei.

Sarebbe il momento di rilanciare questa idea, magari anche soltanto a maggioranza, con chi ci sta. Basterebbe che vi aderissero i Paesi chiave dell’Unione Europea, a partire dai più grandi tra i fondatori della CEE (la Francia dell’europeista Macron, la Germania della grosse koalition, l’Italia di Conte e Moavero impegnata a cercare risposte europee a problemi europei come quello dell’immigrazione), cui potrebbero aggiungersi la Spagna e altri Paesi, e magari una Gran Bretagna post-Brexit.

Non si tratta di imporre un particolare modello di ordinamento, ma di co-progettare e co-decidere l’inserimento nei piani di studio di attività formative riguardanti la storia dell’Europa prima del Trattato di Roma, gli elementi caratterizzanti della cittadinanza europea, e la conoscenza dei capisaldi della cultura europea, dall’arte alla letteratura alla filosofia, alla scienza. Dante e Galilei, Montaigne e Cartesio, Bach e Kant, Cervantes e Picasso, Shakespeare e Adam Smith, e così l’arte rinascimentale nella sua proiezione europea, i classici della musica, sono parte di un patrimonio culturale che può essere meglio compreso e apprezzato come un insieme unitario. Un patrimonio comune.

L’alternativa alla disgregazione dell’Europa è insomma più Europa, da costruire a partire dalla scuola, che deve formare cittadini europei. Le obiezioni tardo o neo-sovraniste lasciano molti dubbi. Forse che gli abitanti della California o dell’Alaska non sono parte degli USA? E i siberiani non sono russi come gli abitanti di San Pietroburgo? E che dire dei 56 gruppi etnici che popolano la Cina? E perché allora non si dovrebbe poter parlare di un europeo francese, o italiano, o inglese (speriamo) con la stessa naturalezza con cui parliamo di un americano texano o del Wisconsin?

 

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