Orientamento: perché è importante prestare attenzione alle soft skills

Di Gabriella Burba*

Nel lungo percorso di orientamento, che richiede specifiche azioni nei momenti di transizione, è fondamentale la collaborazione fra scuola e famiglia, come sottolineano le “Linee Guida in materia di orientamento lungo tutto l’arco della vita” emanate dal MIUR (2009): “Si tratta di costruire un’alleanza educativa in primo luogo con le famiglie al fine di condividere obiettivi comuni che favoriscano la maturazione del processo di auto-orientamento da parte dello studente in rapporto ai diversi livelli di autonomia personale che connotano i diversi cicli (e fasi di età) del percorso formativo”. 

Se tutti i docenti hanno il compito, tramite la didattica orientativa, di aiutare i ragazzi a scoprire e sviluppare le proprie inclinazioni e aspirazioni, coniugandole con l’analisi di contesti in evoluzione, ai genitori spetta una fondamentale funzione educativa con finalità analoghe: “nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni…” (art. 147 C.C.).

In collaborazione con la scuola, i genitori possono quindi supportare i figli nell’elaborazione di un progetto di vita attraverso atteggiamenti di ascolto e dialogo per comprenderne interessi e attitudini; rispettando le scelte proposte dai figli che devono realizzare le proprie aspirazioni e non quelle dei genitori e supportandoli nella ricerca di informazioni e nell’incoraggiamento alla progettualità.

Particolare attenzione va prestata, da parte sia della scuola sia della famiglia, all’accelerato processo di cambiamento in atto, che richiede un bagaglio sempre maggiore di competenze, con particolare riguardo alle soft skill, quali l’intraprendenza, il problem solving, la flessibilità, la capacità di lavorare in gruppo, abilità trasversali frutto anche dell’educazione non formale in famiglia e nei contesti sociali. In un mondo caratterizzato da rapidi mutamenti tecnologici, economici e professionali, è impossibile prevedere con certezza gli sbocchi lavorativi futuri, visto che si calcola che il 65% degli studenti di oggi svolgerà professioni non ancora inventate. Perciò, piuttosto che focalizzarsi su ciò che si vorrebbe fare, è importante decidere chi si vuole essere nella prospettiva di cooperare alla costruzione di una società migliore: l’orientamento diventa così un’attività di progettazione e realizzazione di un impegno di vita, un “life designing“. Come afferma Soresi: “Un orientamento diverso, di qualità e ‘positivo’ dovrebbe insegnare a puntare ad un futuro equo, sostenibile ed inclusivo per tutti in grado di valorizzare e dar spazio ad un homo effettivamente sapiens, che sia al contempo marcatamente previdente e lungimirante (homo prospectus) e generoso e solidale (homo solidalis)”.

Si propone quindi una visione dell’orientamento e dell’educazione non basata sull’adattamento alla realtà esistente, per molti versi iniqua, consumista e competitiva, ma rivolta alla trasformazione dei contesti in direzione del bene comune.

*Laureata in sociologia, ha insegnato diritto-economia in Istituti Tecnici e Professionali. Dopo aver conseguito un titolo di perfezionamento universitario sull’orientamento formativo, ha collaborato con l’Università di Udine e con il MIUR sulle tematiche dell’orientamento e dell’innovazione didattica: Tutor nel Piano Nazionale di Orientamento del MIUR, sia in convegni sul tema sia nel servizio di consulenza on line rivolto a studenti, genitori, insegnanti; docente del modulo su competenze e orientamento nel master on line “Formatori in didattica delle scienze”; componente del team ministeriale nel progetto “Mobilità sociale e merito”, in partenariato fra MIUR e Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Ha collaborato a ricerche sull’educazione; condotto corsi di formazione per insegnanti e genitori; pubblicato due libri per gli studenti e vari contributi su educazione e orientamento in pubblicazioni collettanee e riviste. Attualmente fa parte del comitato scientifico-editoriale di Giovani e comunità locali.

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