Minori imputabili: e se la presunzione di colpa fosse per gli adulti e non per i giovani?
Ancora una volta si vorrebbe far prevenzione e contrasto al disagio giovanile senza prevenire e contrastare il disagio adulto.
Troppo facile gridare al lupo a lupo quando parliamo di agnellini.
I lupi siamo noi adulti incapaci di educare e di rispettare le regole. E lupo è lo Stato che continua a scrivere nuove leggi senza riuscire ad applicare quelle già esistenti. Non c’è spazio per parlare seriamente e per cambiare veramente. Tutto diventa pretesto per dire – e sottolineo “dire” – cose che non servono e non cambieranno la realtà, anzi la peggioreranno.
Ancora una volta il problema riguarda gli adulti, e non può che essere così considerando che stiamo parlando di persone poco più che bambinetti, incapaci di mettere insieme qualche operazione, o di risolvere un problemino o, ancor più grave , di leggere e comprendere un testo. Ce lo dice l’Invalsi proprio in questi giorni.
Sono perlopiù ragazzotti fragili provenienti da contesti fragili, dove a volte troviamo anche qualche borghesuccio rivoluzionario che fa il suo lavoro di contrasto alla famiglia e che è alla ricerca della propria identità.
Noi adulti e noi Stato oggi non riusciamo nemmeno a mettere in prigione chi dovrebbe andarci e nemmeno a fare rimpatriare lo straniero che delinque perché sappiamo tutti che la giustizia qui non funziona, ma non perché è garantista, ma perché non si applica, non la si rende concreta e operativa. Una giustizia che ha tra i suoi scopi – ricordiamolo sempre – quello di rieducare (con gli adulti). Un po’ come la nostra scuola che ancor prima dovrebbe essere più incisiva con chi è in situazione di svantaggio, e di fatto in molti casi non riesce ad esserlo.
E riempiendoci la bocca indicando chi è il colpevole e quanto deve pagare, togliamo l’attenzione da ciò che ciascuno di noi è veramente chiamato a fare. Forse anche noi adulti abbiamo qualche problema di comprensione del testo: sono anni che ci dicono come devono essere fatte le cose e non le facciamo.
Mi sembra così banale evidenziare che se un ragazzino di 12/13/14/15/16 anni sbaglia, i primi a doverne rispondere sono i genitori.
Genitori che per i più svariati motivi non riescono ad esercitare la funzione di responsabili, genitori che non parlano italiano perché lo Stato non li obbliga a farlo, genitori che non mandano i figli a scuola perché lo Stato si limita a scrivere degli ammonimenti e a non cambiare il contesto del minore, genitori che immergono i minori nella rete per non essere disturbati e che poi si stupiscono della loro aggressività, della loro incapacità di stare con gli altri e di prestare la minima attenzione a ciò che accade intorno a loro.
Da qualche giorno si è diplomata (scuola media) una ragazza bellissima, intelligente, potenzialmente capace, che da anni è in balia della famiglia, dei servizi sociali, della scuola e della comunità: eppure non riusciamo a crearle le condizioni per costruirsi un presente degno di essere vissuto.
L’ho incrociata qualche giorno fa, era seduta a terra, gli occhi chiusi, “fatta” come una carogna, con un “nerone” (uomo nero grande) che l’alzava e la trascinava. Il Nerone, che poteva essere anche un biancone (uomo bianco grande), l’ha incontrato in un centro di prima accoglienza. Lì l’hanno mandata a 13/14 anni perché il tribunale prima e i servizi dopo non sono riusciti a fare qualcosa di diverso e positivo per lei. Questa piccoletta già alla scuola primaria aveva bisogno di qualcosa di diverso, ma nessuno si è assunto la responsabilità di farlo. Nessun adulto ha scelto, consapevole che la non scelta non significa non avere effetti, significa affondare lentamente, senza possibilità di riemergere.
Mi piacerebbe che Luce (nome di fantasia) potesse raccontare la sua storia con dovizia di particolari, lo sa fare con proprietà di linguaggio e creativa capacità espressiva e anche di me direbbe che sono una rompi c., cosa tra l’altro verissima perché quando incrociamo a scuola queste storie noi non possiamo fare finta di niente, non possiamo non provarci ogni giorno, non possiamo non pensare che le cose cambino.
Come può Luce non essere violenta, come può non essere abusata, come può non amare la vita e cercare in tutti i modi di restarne aggrappata per un istinto bestiale di sopravvivenza.
Chi deve pagare non è lei ma il mondo adulto che le è girato intorno e che ha nomi e cognomi, che ha operato e omesso e che ha miseramente fallito.
Che siano gli adulti allora a risponderne fin da subito – questo dovrebbe prevedere il decreto – e così eviteremmo di parlare di mostri che abbiamo costruito con le nostre assenze, inadempienze e sbagli.
Chiediamo allo Stato, a qualsiasi Governo di destra o di sinistra, di smettere di essere in campagna acquisti, e di iniziare ad essere il cambiamento.
Sappiamo tutti che il carcere così non funziona e che se un cittadino ha sbagliato sarebbe necessario si spendesse in opere utili alla società e in studi approfonditi di educazione civica.
Cominciamo da qui: facciamo fare “loro” esperienze di cittadinanza attiva e studi attivi e approfonditi di etica e convivenza.
Quando dico “loro” non intendo i giovani, ma i loro genitori e responsabili.
La libertà senza responsabilità non può esistere in uno stato democratico: e libero di scegliere è l’adulto e non il minore.
*Dirigente scolastica, Istituto Comprensivo Trento 5
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