Indicazioni Nazionali/2. Valditara: non serve studiare i dinosauri. Cosa dovrebbe cambiare?

A scuola si insegna “troppa roba”. E’ il parere del ministro Giuseppe Valditara, intervistato a Futuro Direzione Nord.

E soprattutto troppi dettagli di un passato lontano, spiegando il suo punto di vista sui programmi: “In terza elementare si va a narrare e a spiegare tutte le specie di dinosauri. Addirittura, c’era un animale vissuto 40 milioni di anni fa e questi bambini devono studiare e imparare questo animale vissuto in Messico ed estinto da milioni di anni. Tutto questo, ma a che serve?”.

Eppure Antonio Brusa, presidente della Società italiana di didattica della storia, ricorda in un’interessante intervista a Reginaldo Palermo su Tecnica della scuola che nelle Indicazioni del 2012 si scrive che “… il curricolo sarà articolato intorno ad alcuni snodi periodizzanti della vicenda umana quali: il processo di ominazione, la rivoluzione neolitica, la rivoluzione industriale e i processi di globalizzazione e di mondializzazione”. “In altre parole” – dice Brusa – “le Indicazioni del 2012 segnalano un nucleo solido, fatto di pochi argomenti, intorno al quale il docente può articolare il suo curricolo. E questa storia inizia col processo d’ominazione, ben sessanta milioni di anni dopo la scomparsa dell’ultimo dinosauro. Dunque, i contenuti fondamentali del quinquennio che va dalla quarta primaria alla fine della secondaria di primo grado sono quattro/cinque. Mi sembra che l’essenziale quei programmi lo indichino con precisione”.

Sì ma poi c’è la pratica didattica quotidiana e soprattutto ci sono i libri di testo…, lo incalza Palermo: “Infatti, a questo nucleo obbligatorio segue un invito ad “aggiornare” gli altri argomenti soliti di una programmazione (e quindi a rivedere i manuali, cosa ahimè che non accade di frequente)”. Ma perché allora intervenire sulle Indicazioni nazionali?

Ma Valditara va avanti: “È tutto inutile se poi non conosciamo le esperienze più importanti del nostro passato, che ci hanno dato i grandi valori dell’Occidente”. “Bisogna pensare a programmi nuovi in linea con la società moderna. Semplificare un poco, non nel nome del semplicismo, ma per far prevalere la qualità sulla quantità”. Affermazioni che, data l’importanza e la delicatezza della questione, sarà opportuno chiarire e declinare meglio.

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