Manovra 2027, spesa militare oltre i 40 miliardi. Polemica su risorse alla scuola, Valditara: “Falso dire che siano state tagliate per destinarle alle armi”
La crescita degli stanziamenti per la Difesa riaccende il confronto sulle priorità della legge di Bilancio. Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio Milex, nel 2027 la spesa militare italiana supererà per la prima volta i 40 miliardi di euro. Le opposizioni contestano le scelte del Governo, mentre il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, intervenuto a OrientaTalenti, respinge l’accusa di aver sottratto fondi alla scuola per finanziare il riarmo.
La spesa militare italiana continua a crescere e torna al centro del dibattito politico, in un momento in cui il mondo della scuola chiede maggiori investimenti per affrontare problemi strutturali che vanno dalla carenza di personale alle disuguaglianze territoriali, fino alla necessità di rafforzare l’offerta formativa.
Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio Milex, basate sulle tabelle della legge di Bilancio, nel 2027 la spesa militare diretta raggiungerà i 40 miliardi e 44 milioni di euro, con un incremento del 18% rispetto al 2026. Una cifra che rappresenterebbe circa l’1,7% del Pil e che alimenta le critiche delle opposizioni e delle organizzazioni sindacali sulle priorità dell’esecutivo.
Al centro della polemica c’è soprattutto una domanda: l’aumento delle risorse destinate alla Difesa sta avvenendo a discapito di settori fondamentali come istruzione, sanità e previdenza?
A rispondere, dal fronte del Governo, è stato il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che, in occasione di OrientaTalenti, ha respinto con decisione l’ipotesi di un trasferimento di risorse dalla scuola agli armamenti.
Valditara: “Nessun soldo è stato tagliato alla scuola per destinarlo alle armi”
«È falso dire che sono state tagliate risorse alla scuola per destinarle alle armi: non bisogna mentire agli studenti. Nessun soldo è stato tagliato alla scuola per destinarlo alle armi». Il ministro ha quindi richiamato il quadro delle regole europee di bilancio per spiegare la natura delle risorse aggiuntive destinate alla Difesa.
«Ma lo sforamento legato a una precisa condizione voluta dalla Commissione europea è stato consentito unicamente affinché quelle risorse venissero destinate alla difesa. Risorse che sono state accordate in deroga al Patto di stabilità unicamente perché la Commissione europea ha chiesto di destinarle a uno specifico obiettivo».
La posizione del ministro introduce una distinzione importante nel dibattito: quella tra le risorse già previste per l’istruzione e gli ulteriori margini di spesa pubblica consentiti dalle regole europee per finalità legate alla difesa. Il riferimento è alla flessibilità prevista dal quadro europeo di governance economica, che consente, a determinate condizioni, di incrementare la spesa per la difesa attraverso una deviazione temporanea dal percorso di spesa concordato. Questo meccanismo, tuttavia, non equivale a un finanziamento europeo aggiuntivo: permette agli Stati di sostenere determinate spese beneficiando di una maggiore flessibilità rispetto ai vincoli di bilancio.
È dunque necessario distinguere due questioni: l’eventuale riduzione degli stanziamenti destinati alla scuola e la scelta di aumentare la spesa militare. L’esistenza della seconda non dimostra, di per sé, che le risorse siano state sottratte direttamente alla prima.
Resta però aperto il confronto sulle priorità complessive della finanza pubblica e sugli investimenti che il Paese intende destinare al proprio sistema educativo.
I dati Milex: crescono soprattutto gli investimenti in armamenti
A fornire gli elementi quantitativi della discussione è l’Osservatorio Milex, che ha analizzato le previsioni di spesa militare contenute nei documenti di bilancio. Secondo le sue elaborazioni, il bilancio del Ministero della Difesa sfiorerebbe nel 2027 i 39 miliardi di euro, con un incremento di circa 6,5 miliardi rispetto ai 32,4 miliardi precedentemente stanziati.
Particolarmente significativa la crescita delle risorse destinate agli armamenti. Nel solo bilancio della Difesa passerebbero da 9,9 a 13,5 miliardi, con un aumento del 37%. Considerando anche i fondi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la spesa per nuovi sistemi d’arma salirebbe da 13,2 a 17,2 miliardi, arrivando a rappresentare circa il 43% della spesa militare complessiva.
La stima di Milex tiene conto anche di voci esterne al bilancio della Difesa, tra cui i fondi per le missioni internazionali e la spesa pensionistica militare, mentre esclude le componenti non militari dell’attività dei Carabinieri.
Si tratta di elaborazioni che utilizzano un perimetro contabile specifico e che devono essere distinte sia dal solo bilancio ministeriale sia dagli aggregati adottati per la rendicontazione in ambito Nato.
Le critiche delle opposizioni e il nodo delle priorità
La crescita degli stanziamenti ha suscitato le reazioni delle opposizioni parlamentari.
Arnaldo Lomuti e Bruno Martoni, del Movimento 5 Stelle, hanno richiamato l’attenzione sul programma di acquisizione di ulteriori 25 cacciabombardieri F-35, oltre ai 90 già previsti, per una spesa indicata in 7,3 miliardi nell’arco di tredici anni, di cui 1,2 miliardi nel prossimo triennio.
Critico anche Peppe De Cristofaro, di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha contestato l’aumento della spesa militare e sollevato il problema della mancata presentazione del Documento programmatico pluriennale della Difesa, strumento attraverso il quale il Parlamento può esaminare le prospettive degli investimenti militari.
Le contestazioni si inseriscono in un clima di mobilitazione sindacale e studentesca, nel quale la distribuzione delle risorse pubbliche è diventata uno dei principali terreni di confronto.
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