Perché la politica è necessaria
Carlo Galli, già docente di Storia delle dottrine politiche all’Università degli Studi di Bologna, e dal 2013 al 2018 parlamentare del PD, eletto alla Camera dei Deputati, è certamente, tra gli studiosi italiani di politica, uno dei più esperti e competenti, avendola non solo indagata sul piano teorico ma anche praticata sia in Parlamento sia attraverso una intensa attività pubblicistica, che ne hanno fatto uno dei più autorevoli commentatori politici della stampa italiana.
Frutto di questa attività è stato anche, due anni fa, il suo volume La destra al potere, sottotitolato Rischi per la democrazia? (Raffaello Cortina Editore), da noi segnalato ai nostri lettori per l’originalità della tesi sostenuta (in controtendenza rispetto alla linea dell’allarme antifascista prevalente nel PD), riassumibile nel riconoscere al centro-destra guidato da Giorgia Meloni il carattere di un soggetto politico liberal-conservatore, operante in un quadro di compiuta legittimazione democratica. Ad esso, notava Galli, “la sinistra dovrebbe saper contrapporre un riformismo democratico compiuto, fatto di proposte concrete e non di proteste e sole mobilitazioni antifasciste”, per poi concludere: “basta volerlo, ed esserne capaci”. Una analisi e un invito che, a distanza di due anni da quel libro, appaiono di stringente attualità.
Ben diverso, ma complementare al saggio del 2024, che era legato all’attualità politica, è il nuovo volume di Carlo Galli, intitolato Necessità della politica (Raffaello Cortina Editore, 2026), una densa riflessione, scandita in sei parole chiave (Trascendenze, Umanità, Modernità, Immanenze, Libertà dalla politica, Libertà nella politica), sulle ragioni permanenti e strutturali della politica, presentata come una dimensione fondante dell’identità umana, una sua caratteristica costitutiva e ineliminabile, a dispetto dei ricorrenti appelli demagogici a farne a meno.
Il volume, frutto maturo degli anni di ricerca e di insegnamento dedicati dall’autore alla storia del pensiero politico attraverso i suoi più importati teorici, da Platone e Aristotele a Machiavelli, Hobbes, Spinoza, Marx, Nietzsche fino ai più recenti Mosca, Schmitt, Hannah Arendt, espone con linguaggio rigoroso, e sempre chiaro e fluido, le loro indagini sulla natura della politica e sul suo rapporto con altri grandi campi della riflessione filosofica, come l’etica, la metafisica, la religione.
Tutte le principali scuole di pensiero sono ben rappresentate, con la parziale eccezione del filone liberaldemocratico e liberalsocialista. Certo, si parla di von Friedrick von Hayek e di Max Weber, ma sono assenti autori come John Stuart Mill e Karl Popper e, tra gli italiani, Norberto Bobbio.
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