L’apologia dell’Occidente di Valditara e Azzoni
Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione e del Merito, e Giampaolo Azzoni, professore di Filosofia del diritto nell’Università di Pavia, sono i curatori di un volume collettaneo che viene presentato con l’impegnativo titolo di “Manifesto per l’Occidente” (Edizioni Guerini e Associati, 2026), il primo testo pubblicato nella nuova collana “I libri di Lettera 150”, diretta dallo stesso Valditara.
Il sottotitolo dell’opera, “I valori universali della nostra cultura”, ne definisce la struttura, costituita da 24 brevi saggi (25 con l’introduzione cofirmata da Valditara e Azzoni, che è anche autore di tre di tali contributi) presentati con linguaggio rigoroso ma scorrevole – con pochi riferimenti bibliografici (3 per ciascuno, salvo che in un caso) – e la finalità, che è quella di difendere il patrimonio storico-culturale e il valore di quella che il Manifesto definisce “civiltà occidentale” dagli assalti dei suoi critici più radicali e demolitori, che negli ultimi anni hanno preso piede in una parte delle élites accademiche dello stesso mondo occidentale sottoforma di appelli woke, cancel culture, studi post-coloniali e de-coloniali.
I 24 contributi sono dedicati ad altrettante parole chiave riferite a valori che nel loro insieme definiscono l’identità culturale dell’Occidente, al di là delle alterne e a volte tragiche contingenze storiche: si va da democrazia a dignità umana, eguaglianza, equità, libertà, merito, persona, rispetto, Stato di diritto e rule of law, storia, per finire con universalismo, concetto che tutti gli altri raccoglie e sintetizza e che rende il patrimonio culturale occidentale – ma con profonde radici soprattutto in Europa e nella tradizione giudaico-cristiana – il modello di convivenza più aperto, tollerante e pluralista costruito nel tempo dagli esseri umani.
Per questo l’Occidente merita, secondo gli autori, di essere difeso dagli assalti di chi gli preferisce modelli certamente meno inclusivi e assai meno rispettosi della libertà degli individui e delle loro formazioni sociali: associazioni, partiti, sindacati, università, stampa e così via. Interessante, anche perché legato alle attuali polemiche sulle nuove Indicazioni Nazionali, è il denso contributo di Loredana Perla (l’unico con 6 riferimenti bibliografici), coordinatrice della Commissione che le ha predisposte, che insiste sulla necessità di offrire ai giovani di oggi un modello educativo ispirato alla concezione greca della paidéia come educazione al “dominio di sé”, che comporta anche un rinnovato senso dei diritti e anche dei doveri, tra cui quello di conoscere e riaffermare l’attualità dell’idea di persona che attraversa la storia della cultura occidentale.
Concetto sul quale torna anche Federico Poggianti nella voce “Storia” a lui affidata. “L’uomo senza passato è in realtà un uomo senza futuro”, e la “desertificazione del passato” finisce per condurre alla assolutizzazione del presente, “la forma storica del nichilismo”.
Questo Manifesto, che è “per l’Occidente”, non “dell’Occidente”, si propone come un ulteriore tassello di quella operazione politico-culturale di riallocazione della destra di governo in una dimensione liberal-conservatrice, ma saldamente democratica, già delineata da Valditara nel volume L’Italia che vogliamo (2022) che ha aperto questa fase della sua esperienza politica, e proseguita con altri saggi e interventi fino al recente La rivoluzione del buon senso(Guerini e Associati, 2025).
Una piattaforma valoriale di matrice conservatrice che si muove nel dichiarato rispetto della Costituzione repubblicana, tendenzialmente più di centro moderato che di destra, ma che deve fare i conti con il carattere composito, e non privo di ritardi e contraddizioni, dell’attuale coalizione di centro-destra.
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