I 100 linguaggi che hanno incuriosito la Principessa del Galles

La visita della principessa del Galles, Catherine, al Centro Internazionale Loris Malaguzzi di Reggio Emilia, ha acceso l’attenzione internazionale sul modello dei cento linguaggi, principio cardine dell’approccio Reggio Children, ideato dallo stesso Malaguzzi in questi termini:

100 linguaggi

INVECE IL CENTO C’È

Il bambino
è fatto di cento.

Il bambino ha 
cento lingue
cento mani
cento pensieri
cento modi di pensare
di giocare e di parlare
cento sempre cento
modi di ascoltare
di stupire di amare
cento allegrie
per cantare e capire
cento mondi
da scoprire
cento mondi
da inventare
cento mondi 
da sognare.

Il bambino ha
cento lingue
(e poi cento cento cento)
ma gliene rubano novantanove.
La scuola e la cultura 
gli separano la testa dal corpo.

Gli dicono:
di pensare senza mani
di fare senza testa
di ascoltare e di non parlare
di capire senza allegrie
di amare e di stupirsi
solo a Pasqua e a Natale.

Gli dicono:
di scoprire il mondo che già c’è
e di cento
gliene rubano novantanove.

Gli dicono:
che il gioco e il lavoro
la realtà e la fantasia
la scienza e l’immaginazione
il cielo e la terra
la ragione e il sogno
sono cose
che non stanno insieme.

Gli dicono insomma
che il cento non c’è.
Il bambino dice:
invece il cento c’è.

Nel corso della sua visita al Centro Malaguzzi di Reggio Emilia, la principessa del Galles ha posto, tra l’altro, anche una domanda proprio sui 100 linguaggi, chiedendo alla presidente di Reggio Children, Maddalena Tedeschi, quale relazione essi abbiano con i bambini che hanno difficoltà sia fisiche che mentali. 

Le abbiamo raccontato – ha dichiarato la Tedeschi – che la possibilità di approcciare la conoscenza in diversi modi non è soltanto la parola, ma i gesti, l’incontro con la creta – in quel momento la principessa stava manipolando lei stessa la certa – l’effettuare conoscenza, ad esempio, con materie diverse, con strumenti diversi…”

Sempre in riferimento ai bambini disabili, la principessa Catherine ha chiesto esempi di accessibilità negli ambienti scolastici. «Abbiamo parlato di bambini in carrozzina o che utilizzano il deambulatore per camminare e che però chiedono di poter usare alcune strutture dei parchi delle nostre scuole, perché sono state progettate in modo sintonico alle loro possibilità, con la capacità di sfidare sé stessi e di essere insieme agli amici», ha spiegato la Tedeschi.

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