IA, l’ONU chiama i governi a una governance condivisa. E per la scuola il nodo resta la formazione dei docenti

L’Intelligenza Artificiale non è più una prospettiva futura, ma una realtà che sta modificando il lavoro, l’economia, i servizi e i sistemi educativi. La domanda, oggi, non è più se questa trasformazione avverrà, ma come verrà governata. È da questa consapevolezza che nasce il Dialogo globale sull’Intelligenza Artificiale, promosso dalle Nazioni Unite il 6 e 7 luglio a Ginevra, un appuntamento che riunirà governi, organizzazioni internazionali, comunità scientifica, imprese e società civile per discutere di regole comuni e cooperazione internazionale. A sintetizzare la posta in gioco è stato il segretario generale dell’ONU, António Guterres: «La questione non è più se l’intelligenza artificiale trasformerà il nostro mondo – lo sta già facendo. La questione è se governeremo insieme questa trasformazione o se la lasceremo governare noi».

Un’agenda globale tra innovazione, diritti e sviluppo

Il confronto di Ginevra si svilupperà attorno ad alcuni dei temi più delicati dell’attuale dibattito internazionale: dalle opportunità economiche e sociali offerte dall’IA alla riduzione del divario digitale, dalla costruzione di sistemi affidabili e sicuri alla tutela dei diritti umani, fino alla trasparenza degli algoritmi e alla necessità di mantenere una supervisione umana sulle decisioni automatizzate.

L’obiettivo dichiarato è costruire un quadro di governance condiviso, nel quale anche i Paesi con minori risorse possano partecipare allo sviluppo dell’intelligenza artificiale senza subirne soltanto le conseguenze.

Il rapporto scientifico che guiderà il confronto

Alla base del Dialogo ci sarà il rapporto preliminare del Panel scientifico internazionale indipendente sull’IA, presentato il 1° luglio e realizzato da esperti provenienti da tutte le aree geografiche delle Nazioni Unite. Tra loro figura anche l’italiano Silvio Savarese, docente negli Stati Uniti, mentre il gruppo è co-presieduto da Yoshua Bengio, tra i maggiori studiosi mondiali di intelligenza artificiale.

Il documento offre una valutazione scientifica delle opportunità e dei rischi connessi allo sviluppo dell’IA e lancia un messaggio chiaro: l’evoluzione delle capacità dei sistemi di intelligenza artificiale sta procedendo più rapidamente della capacità dei governi di comprenderla e regolamentarla. Da qui l’urgenza di rafforzare la cooperazione internazionale e dotare i decisori pubblici degli strumenti necessari per governare un cambiamento sempre più veloce.

La scuola al centro della sfida

Tra i diversi ambiti analizzati dal rapporto, uno dei più rilevanti riguarda proprio l’istruzione. Gli esperti riconoscono all’intelligenza artificiale un potenziale significativo per migliorare l’apprendimento, personalizzare i percorsi formativi e ampliare l’accesso alle conoscenze. Ma lo stesso documento avverte che questi benefici non sono automatici.

L’efficacia educativa dell’IA dipende infatti dalla qualità della progettazione didattica, dalla preparazione dei docenti e dalla capacità delle scuole di integrare questi strumenti all’interno di un percorso pedagogico consapevole.

Il rapporto sottolinea inoltre come, in molti casi, applicazioni costruite per specifiche finalità educative risultino più efficaci e controllabili rispetto all’utilizzo indiscriminato dei chatbot generalisti. Un’indicazione che richiama direttamente il mondo della scuola: non basta introdurre nuove tecnologie nelle classi, ma occorre definirne finalità, modalità di utilizzo e criteri di valutazione.

La preparazione degli insegnanti resta il vero punto critico

Uno dei dati che emerge con maggiore evidenza riguarda la formazione del personale docente.

Secondo il rapporto, la preparazione degli insegnanti rappresenta una delle variabili che incidono maggiormente sulla qualità dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei contesti educativi. Docenti adeguatamente formati sono infatti più capaci di integrare questi strumenti in modo efficace e di accompagnare gli studenti verso un uso critico e consapevole.

Il divario, però, appare ancora evidente. Una larga maggioranza degli studenti europei delle scuole secondarie ritiene che l’intelligenza artificiale sarà determinante nel proprio futuro professionale, mentre meno della metà considera i propri insegnanti realmente preparati ad affrontare questa trasformazione. A ciò si aggiunge un altro elemento significativo: soltanto una parte delle scuole dispone oggi di regole chiare sull’utilizzo dell’IA, mentre gli studenti la utilizzano già abitualmente per reperire informazioni, produrre testi e risolvere compiti.

Per il sistema scolastico il messaggio è netto: la formazione non può essere considerata un intervento accessorio, ma rappresenta la condizione necessaria per evitare che l’intelligenza artificiale entri nelle aule in modo spontaneo, disomogeneo e privo di una reale cornice educativa.

Il rischio dell’“illusione di competenza”

Il documento richiama anche l’attenzione su un aspetto spesso trascurato nel dibattito pubblico: migliorare la prestazione non significa necessariamente favorire l’apprendimento.

Vengono citate ricerche che mostrano come l’uso di chatbot conversazionali possa aumentare i risultati nel breve periodo senza consolidare realmente le conoscenze. Gli esperti parlano di “illusione di competenza”: lo studente ottiene la risposta corretta, ma non sviluppa i processi cognitivi necessari per comprendere il problema.

Risultati diversi emergono invece quando l’intelligenza artificiale assume il ruolo di tutor, guidando gradualmente il ragionamento e sostenendo il percorso di apprendimento senza sostituirsi allo sforzo dello studente. È questa, secondo il rapporto, la direzione più promettente per l’IA applicata all’educazione.

Alfabetizzazione digitale e pluralismo culturale

Il Panel dedica ampio spazio anche al tema della cosiddetta AI literacy. Gli esperti osservano che i percorsi oggi disponibili risultano ancora parziali: spesso privilegiano gli aspetti tecnici, sono poco adattati alle diverse fasce d’età e raramente vengono valutati con metodologie indipendenti.

Accanto alle competenze tecnologiche emerge inoltre una questione culturale. Gli attuali modelli di intelligenza artificiale sono prevalentemente sviluppati su dati e riferimenti linguistici riconducibili al mondo anglofono e ai Paesi del Nord globale. Un’impostazione che rischia di marginalizzare lingue, culture e prospettive meno rappresentate.

Per la scuola questo significa educare gli studenti non soltanto all’utilizzo degli strumenti, ma anche alla capacità di riconoscere stereotipi, bias e squilibri culturali incorporati nei sistemi di IA.

Minori, sicurezza e responsabilità educativa

Il rapporto affronta infine il tema della tutela di bambini e adolescenti. Se da un lato l’intelligenza artificiale può ampliare l’accesso all’informazione e sostenere nuovi percorsi di apprendimento, dall’altro può esporre i più giovani a rischi inediti: dai deepfake ai chatbot progettati per creare dipendenza emotiva, fino alla raccolta di dati personali e alla manipolazione dei comportamenti.

Per questo la protezione dei minori diventa parte integrante della governance dell’IA e chiama direttamente in causa anche il sistema educativo.

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