Rapporto Istat 2026: il sostegno cresce più di ogni altro settore della scuola
Nel Rapporto Annuale 2026 presentato oggi dall’Istat emerge un dato che racconta più di molti altri la trasformazione della scuola italiana: in dieci anni i docenti di sostegno sono più che raddoppiati, passando dai 112.212 dell’anno scolastico 2013/2014 ai 235.134 del 2023/2024. Oggi quasi un insegnante su quattro lavora sul sostegno: l’incidenza sul totale dei docenti è salita dal 14,4% al 24,4%.
Una crescita impressionante, che testimonia da un lato una maggiore attenzione verso l’inclusione degli alunni con disabilità, dall’altro la profondità dei cambiamenti che stanno attraversando le classi italiane. La scuola accoglie oggi bisogni educativi sempre più articolati, fragilità cognitive e relazionali più diffuse, richieste di personalizzazione didattica che investono non soltanto gli studenti certificati, ma l’intero ambiente educativo.
L’aumento degli insegnanti di sostegno, tuttavia, apre interrogativi che il semplice dato quantitativo non può nascondere. Crescono i posti, ma non sempre cresce con la stessa velocità la qualità del sistema di inclusione.
Il primo nodo resta quello della continuità didattica. Ogni anno migliaia di famiglie si confrontano con il turnover degli insegnanti, soprattutto nei casi di supplenze annuali e incarichi precari. Una discontinuità che pesa in modo particolare sugli alunni più fragili, per i quali la relazione educativa stabile rappresenta spesso una condizione decisiva di apprendimento e benessere.
C’è poi la questione della formazione. L’incremento dei posti ha reso strutturale il ricorso a personale non specializzato, soprattutto in alcune aree del Paese dove le graduatorie risultano esaurite. Il rischio è che il sostegno venga percepito ancora come risposta emergenziale più che come competenza professionale altamente qualificata.
Il Rapporto Istat arriva in un contesto nel quale il dibattito sull’inclusione scolastica è tornato centrale. Da una parte l’Italia continua a essere indicata come modello europeo per la scelta dell’integrazione nelle classi comuni; dall’altra scuole e famiglie segnalano difficoltà crescenti nel garantire interventi realmente efficaci, soprattutto nelle situazioni più complesse.
Non è soltanto una questione numerica. L’espansione del sostegno racconta infatti anche un cambiamento culturale: la scuola italiana è chiamata sempre più a gestire bisogni educativi diversificati, disagi emotivi, vulnerabilità sociali e nuove forme di fragilità adolescenziale. Una sfida che non può essere delegata esclusivamente agli insegnanti di sostegno.
Il rischio, evidenziato da molti esperti, è quello di continuare a separare l’inclusione dalla didattica ordinaria, attribuendo al docente di sostegno una funzione “riparativa” invece che corresponsabile. Eppure proprio i dati Istat mostrano che l’inclusione non è più un tema marginale o specialistico: riguarda ormai la struttura stessa della scuola italiana.
Sul fondo resta anche la questione demografica. In un Paese in cui gli studenti diminuiscono per effetto del calo delle nascite, il sostegno rappresenta uno dei pochi settori scolastici in continua espansione. Un paradosso solo apparente: meno alunni, ma bisogni educativi più complessi e differenziati.
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