Guerra e Pace. In cattedra e tra i banchi
Viviamo tempi di rottura di consolidati equilibri tra Stati conseguenti rivolgimenti di alleanze, di guerre a pezzi e di minacce atomiche, stagioni nelle quali il diritto internazionale diventa, per i più, una dottrina astratta per addetti ai lavori, attesa l’impotenza delle Istituzioni deputate (ONU in primis) ad amministrare le regole delle relazioni tra i diversi Paesi, imporre lo stato di diritto e consolidare la pace. La storia insegna che quando insorgono conflitti tra due o più comunità statuali due sono le vie per superare le crisi: la trattativa diplomatica o la forza. In atto viviamo con preoccupazione un’epoca nella quale gli scenari di guerra hanno di gran lunga più spazio del dialogo diplomatico e la frammentazione delle comunità, anche al loro interno, sembra prevalere sull’unità e la cooperazione, almeno rispetto agli ultimi decenni di relativa stabilità.
Giorgio La Pira diceva “viviamo l’epoca della forza”, nella quale lo scontro prevale sul negoziato e il clima rischia di diventare avvelenato. Le sedi deputate all’educazione non vivono in un altro pianeta e pagano pegno alle tensioni in atto. Infatti, recenti e ripetuti episodi avvenuti nelle nostre scuole, rilevati negativamente nelle cronache nazionali, hanno visto protagonisti docenti e alunni che, avvertendo la problematica gravità delle vicende internazionali, hanno dato luogo a spiacevoli iniziative e comportamenti all’interno e all’esterno delle aule scolastiche.
Il disagio che deriva dagli eccessi delle diatribe non giova certamente al corretto svolgimento dei processi educativi che presuppongono sempre serenità, rispetto, ascolto e dialogo.
Ma sarà bene chiarire preliminarmente a quanti affermano “a scuola non si fa politica”, che è impossibile ad un alunno adolescente o giovinastro non interessarsi e commentare in aula con i propri compagni e docenti le scene che in tele visione mostrano i loro coetanei affrontare i bombardamenti, il gelo a Kiev o a Gaza, senza il riscaldamento, i viveri e la casa, eventi tutti riconducibili alle guerre in atto. Una scuola che ignora la realtà in cui opera, le disumane vicende che la connotano, le sensibilità che interpellano i ragazzi non assolve alla propria fondamentale vocazione e funzione che è quella di sviluppare la dimensione umana e comunitaria di ogni scolaro.
Il tutto col responsabile sostegno dei docenti. Questo non significa ridurre l’ambiente scolastico a piazza per propagande e strumentalizzazioni di parte, come purtroppo talvolta viene giustamente registrato dai media. Vuol dire conoscere, dialogare e aiutare i ragazzi nella formazione del proprio punto di vista su aspetti fondamentali della vita comunitaria.
Ne parliamo nel numero di maggio di Tuttoscuola.
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numero di maggio della rivista Tuttoscuola.
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Chi è l’autore
Enzo Martinelli
Autore di Tuttoscuola, direttore generale MIUR a riposo.
Di più all’interno del numero di maggio di Tuttoscuola
Nel numero di maggio di Tuttoscuola il tema centrale è la costruzione della pace attraverso l’educazione: un viaggio tra riflessioni pedagogiche, testimonianze e proposte concrete per una scuola capace di formare cittadini consapevoli e relazioni più umane. Dall’editoriale sul ruolo degli insegnanti come “maestri” ai contributi dedicati a Scholas Occurrentes, all’educazione alla pace e alla responsabilità educativa, il dossier offre spunti profondi e attuali.
Ampio spazio anche alle grandi sfide della scuola di oggi: inclusione, intelligenza artificiale, benessere in classe, autonomia scolastica, viaggi d’istruzione, sicurezza e nuove metodologie didattiche. Un numero ricco di analisi, esperienze e visioni per chi vuole capire dove sta andando la scuola — e quale futuro può ancora contribuire a costruire.
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