Social network prima dei 13 anni, risultati scolastici più bassi. Il nodo è l’uso quotidiano dello smartphone
L’età in cui i ragazzi aprono il primo account sui social network potrebbe avere conseguenze anche sul loro percorso scolastico. È quanto emerge da una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Nature Human Behaviour, secondo cui gli studenti che iniziano a utilizzare i social media già nella preadolescenza tendono a ottenere, negli anni successivi, risultati inferiori nelle prove Invalsi di italiano e matematica rispetto ai coetanei che accedono alle piattaforme più tardi. Lo studio, realizzato da un gruppo di ricerca dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, dell’Università di Brescia, del Centro Studi Socialis e dell’associazione Sloworking, ha analizzato i dati di 5.227 studenti italiani seguendone nel tempo sia le abitudini digitali sia gli esiti delle rilevazioni nazionali sugli apprendimenti.
I risultati della ricerca
I ricercatori hanno preso in esame l’utilizzo delle principali piattaforme social, come Facebook, Instagram e TikTok, mettendolo in relazione con i risultati ottenuti dagli studenti nelle prove Invalsi di italiano, matematica e inglese in quattro diversi momenti del percorso scolastico. L’analisi evidenzia una correlazione significativa tra l’apertura precoce di un account social e risultati più bassi, in particolare nelle competenze di italiano e matematica. Gli studenti che avevano creato un profilo già in prima media hanno infatti ottenuto punteggi medi inferiori rispetto ai coetanei che avevano iniziato a utilizzare i social solo dalla terza media in poi. Secondo gli autori dello studio, il divario osservato corrisponderebbe, in termini di apprendimenti, a circa sei mesi di istruzione. La differenza non si esaurisce con il passare degli anni. Anche nella scuola secondaria di secondo grado, tra i 15 e i 16 anni, il gap permane: resta sostanzialmente stabile nelle prove di italiano e risulta persino più marcato in matematica.
Lo smartphone al centro dell’analisi
Lo studio non attribuisce il calo del rendimento ai social network in sé, ma richiama l’attenzione sulle modalità di utilizzo e, soprattutto, sul ruolo dello smartphone nella vita quotidiana degli adolescenti. Tra le diverse ipotesi analizzate, quella ritenuta più plausibile dagli autori riguarda l’effetto della continua consultazione delle piattaforme digitali durante la giornata. Come ha spiegato all’ANSA Marco Gui, primo autore della ricerca, la frequente esposizione ai social può determinare una condizione di costante iperstimolazione e una frammentazione dell’attenzione che, nel tempo, potrebbe riflettersi anche sulla capacità di concentrazione richiesta dalle attività scolastiche. Non a caso, dall’indagine emerge anche un altro elemento: gli studenti che avevano aperto un account in età più precoce dichiaravano, mediamente, di controllare lo smartphone con una frequenza maggiore rispetto agli altri.
Educazione digitale e competenze di base
Gli autori invitano comunque a leggere i risultati come un contributo al dibattito scientifico, senza ridurre il fenomeno a un semplice rapporto di causa-effetto. L’obiettivo della ricerca è comprendere meglio come le abitudini digitali possano influenzare i processi di apprendimento in una fase cruciale dello sviluppo cognitivo. Per questo, secondo Marco Gui, è necessario intervenire su più livelli. Da un lato occorre rafforzare i percorsi di educazione digitale, aiutando bambini e adolescenti a sviluppare un uso più consapevole delle tecnologie. Dall’altro è importante continuare a investire nelle competenze di base, affinché gli strumenti digitali non diventino un fattore di ulteriore fragilità negli apprendimenti. Lo studioso richiama inoltre l’attenzione sul design delle piattaforme, spesso progettate per incentivare una fruizione continua e difficilmente interrompibile, e propone di valutare anche un possibile posticipo dell’accesso dei minori ai social network attraverso interventi di carattere normativo.
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