Nuove e vecchie Indicazioni, dibattito aperto

Mentre il governo procede nell’implementazione delle nuove Indicazioni Nazionali (il recente decreto legge sulla scuola dà tra l’altro un cornice legislativa all’introduzione del latino nella scuola media) si riaccende il confronto tra sostenitori e critici delle nuove Indicazioni. A scendere in campo, con un botta e risposta pubblicato dal quotidiano Repubblica, sono i coordinatori delle due Commissioni: Mauro Ceruti per le Indicazioni originarie, che risalgono al 2007, e Loredana Perla per le nuove, pubblicate nel marzo 2025 (e sulla Gazzetta Ufficiale nel gennaio 2026), in corso di applicazione già dal corrente anno scolastico 2026-2027 nella scuola dell’infanzia e nelle prime classi della scuola primaria e secondaria di primo grado.

Pesanti sono i rilievi mossi da Ceruti alle nuove Indicazioni nella intervista rilasciata a Repubblica: “Si sta riportando la scuola italiana indietro di decenni, anzi forse all’Ottocento. E lo si fa poggiando su due pilastri. Il primo è il negazionismo su temi con una forte rilevanza ideologica e che hanno a che fare con le paure diffuse della popolazione: l’immigrazione, la pandemia, il cambiamento climatico. Il secondo è l’assecondare, nei luoghi istituzionali e quindi anche nelle aule scolastiche, una sorta di equivalenza tra opinioni testate scientificamente e opinioni che non hanno alcuna base scientifica”. A suo giudizio “Il senso generale era stato esplicitato dalla nuova commissione già al suo insediamento: capovolgere l’approccio culturale delle indicazioni vigenti, cioè quelle scritte da noi 19 anni fa”.

Critiche dure, quelle di Ceruti, che in qualche modo risentono dello scontro politico in corso tra gli schieramenti, ma che ha radici lontane: Ceruti guidò la Commissione durante il secondo governo Prodi, e fu nominato dal ministro Fioroni del PD; Perla ha ricevuto l’incarico dal ministro Valditara, componente del governo Meloni di centro-destra.

Pungente la replica di Perla, contenuta in una lettera indirizzata al direttore di Repubblica, che si dice stupita “non tanto per le critiche, sempre salutari e legittime, quanto per il dettaglio che, soprattutto quando si parla di conoscenza e di metodo scientifico, dovrebbe avere una certa rilevanza, specie se è proprio Ceruti a parlarne accademicamente: prima di emettere giudizi così tranchant su un testo ministeriale che raggiunge migliaia di insegnanti, bisognerebbe leggerlo. E possibilmente leggerlo per intero”.

“Liquidare quel lavoro evocando oscurantismi, negazionismi e ritorni all’Ottocento non significa soltanto criticare una scelta culturale. Significa trasformare un confronto scientifico in una battaglia politica. Mi rifiuto di scendere su questo terreno. Per il ruolo che ricopro e per il rispetto che porto al lavoro dei colleghi. Uno scienziato come Ceruti ha tutto il diritto di dissentire. Ma dissentire, per chi fa ricerca e usa il metodo scientifico, significa entrare nel merito: citare un passaggio, confrontarlo con un altro, dimostrare dove sarebbe l’errore epistemologico, pedagogico o didattico che sia. Dire “Ottocento” non è un’argomentazione. E’ sparare un titolo che non ha nessuna coerenza coi contenuti di quel documento”.

Seguono altre argomentazioni che mettono in evidenza anche il diverso approccio dei due protagonisti del confronto: filosofico e metodologico quello di Ceruti, docente di Filosofia della Scienza, pedagogico e psicologico quello di Perla, docente di Didattica e Pedagogia Speciale. Qui il testo completo della sua lettera.

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