‘Mentalmente rivivo ancora quei momenti’. Il racconto del docente accoltellato dal suo alunno di 12 anni
“Fisicamente non ho quasi nulla. Mentalmente ogni tanto rivivo i momenti che ho vissuto qualche giorno fa”. A pochi giorni dal tentativo di accoltellamento avvenuto in una scuola media del Trapanese, il docente di Tecnologia aggredito da un suo alunno di 12 anni rompe il silenzio e racconta pubblicamente quanto accaduto. La sua testimonianza, raccolta durante la trasmissione Porta a Porta su Rai1, restituisce il dramma vissuto all’interno di una scuola che fino a quel momento non aveva mai registrato segnali tali da far presagire un episodio di questa gravità.
Il professore ricostruisce con precisione i momenti che hanno preceduto l’aggressione. Quel giorno il ragazzo entra in aula con un casco sul quale è fissato uno smartphone, una maschera sul volto e due coltelli. In un primo momento il docente non comprende la portata della situazione. “Ero in piedi e improvvisamente vedo il ragazzo che spalanca la porta e si avventa verso di me”, ha raccontato. Solo quando il giovane si avvicina armato realizza che non si tratta di uno scherzo. L’aggressione dura pochi istanti. Il professore riesce a reagire, blocca il ragazzo alle spalle afferrandogli le braccia e chiede immediatamente aiuto. Nel frattempo in aula si scatena il panico. “I ragazzi hanno cominciato a gridare e a scappare”, ha spiegato. L’intervento di altri insegnanti consentirà poco dopo di disarmare il dodicenne e mettere in sicurezza la classe.
Il silenzio dell’aggressore
Tra gli aspetti che hanno maggiormente colpito il docente c’è il comportamento tenuto dal ragazzo durante e dopo l’aggressione. “Mentre mi aggrediva non diceva assolutamente niente”, ha raccontato. Nessuna rivendicazione, nessuna spiegazione, nessuna parola. Anche dopo essere stato bloccato e disarmato, il ragazzo avrebbe mantenuto un atteggiamento impassibile.
“Quando lo abbiamo fermato aveva un volto come se non fosse successo assolutamente nulla. Gli ho chiesto: “Che hai fatto?”, ma non mi ha risposto”. Un silenzio che ancora oggi rende difficile trovare una spiegazione razionale all’accaduto.
“Non c’erano problemi tra noi”
Uno degli elementi che emerge con forza dal racconto del docente riguarda l’assenza di conflitti evidenti con lo studente. L’insegnante descrive il dodicenne come un ragazzo «molto timido e molto riservato», senza particolari problemi disciplinari e con rapporti apparentemente normali sia con i compagni sia con i docenti. Anche alla domanda se tra loro fossero esistite tensioni o incomprensioni, la risposta è netta.
“No, assolutamente”.
Pur avendogli assegnato in passato qualche insufficienza, il professore esclude che vi fossero motivi personali che potessero spiegare un gesto così estremo. Una circostanza confermata anche dal dirigente scolastico, secondo il quale non erano emersi segnali tali da far prevedere un’escalation di violenza.
Le indagini tra social, chat e dirette online
Mentre la scuola prova a elaborare quanto accaduto, le indagini stanno cercando di ricostruire il contesto nel quale è maturato il gesto. La Procura per i minorenni di Palermo ha ascoltato il ragazzo con il supporto di psicologi. Secondo quanto emerso, durante l’audizione non avrebbe manifestato particolari segni di pentimento. Gli investigatori stanno inoltre analizzando il contenuto del cellulare, del computer e degli altri dispositivi sequestrati. L’attenzione è concentrata soprattutto sull’attività online del minore, che avrebbe pianificato l’azione nei giorni precedenti e predisposto una diretta attraverso Telegram utilizzando la videocamera fissata sul casco. Tra gli elementi al vaglio compaiono anche riferimenti a contenuti estremisti e a conversazioni che potrebbero aiutare a comprendere le motivazioni del gesto e gli eventuali condizionamenti subiti in rete.
La scuola tra tutela e responsabilità educativa
Nei prossimi giorni la scuola sarà chiamata a valutare le conseguenze disciplinari dell’accaduto. Il dirigente scolastico ha già anticipato l’ipotesi di una sospensione superiore ai quindici giorni, mentre eventuali ulteriori provvedimenti saranno esaminati dagli organi collegiali competenti. Ma al di là degli aspetti disciplinari, resta la testimonianza di un insegnante che si trova a fare i conti con un trauma difficile da elaborare.
“Fisicamente non ho nulla”, continua a ripetere. Eppure il segno lasciato da quei pochi secondi trascorsi in aula appare ben più profondo delle ferite riportate.
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