Un diplomato su 10 non ha le competenze minime accettabili. Il male della dispersione implicita

Nel Rapporto annuale 2023 dell’Istat, presentato nei giorni scorsi, uno specifico capitolo è dedicato alla qualità dell’apprendimento.

“La dispersione scolastica – si precisa nel capitolo – è solo uno degli indicatori possibili per valutare le criticità nella valorizzazione del capitale umano, che si caratterizza anche per l’insieme di conoscenze, competenze, e abilità che un individuo può spendere nel mondo del lavoro”.

Ma vi è anche un indicatore di dispersione scolastica implicita, che può essere considerato complementare a quello di dispersione esplicita.

“Si tratta della quota di studenti che, dopo 13 anni di scuola, pur avendo completato il percorso scolastico hanno competenze di italiano e di matematica pari o inferiori a quelle degli studenti del secondo anno dello stesso ciclo e che per la lingua inglese non superano il livello previsto al termine della scuola secondaria di primo grado (non raggiungono il livello B1).

Sono dunque giovani che iniziano gli studi terziari o si affacciano al mercato del lavoro con competenze inadeguate, e che incontrano difficoltà anche a elaborare le informazioni a loro disposizione”.

L’indicatore, che si basa sui risultati delle prove Invalsi, mostra come nell’anno scolastico 2021/22 tra gli studenti dell’ultimo anno della scuola secondaria superiore quasi uno su dieci (9,7 per cento) si trovi in una condizione di dispersione implicita.

Il fenomeno riguarda più i ragazzi (12 per cento) che le ragazze (7,4 per cento) e la situazione appare particolarmente critica nel Mezzogiorno, dove la quota raggiunge il 16,5 per cento, sfiorando o superando il 18 per cento in Campania, Sardegna e Calabria.

Proprio l’Invalsi su questa situazione riferiva recentemente che “i risultati delle rilevazioni nazionali permettono di determinare la preparazione raggiunta al termine della cosiddetta scuola superiore: pur nella loro parzialità, possono quantificare gli studenti che non raggiungono il livello di competenze minimo previsto. Coloro che, anche ottenendo il diploma, non arrivano al livello 3 nelle prove di Italiano e Matematica e che non raggiungono nemmeno il livello B1 nella lettura e nell’ascolto in Inglese hanno livelli di competenze che corrispondono agli obiettivi formativi previsti per gli studenti di terza media, ovvero molto al di sotto di quelli che avrebbero dovuto raggiungere”.

In un editoriale dal titolo eloquentemente significativo (La dispersione non è solo banchi vuoti) l’Invalsi precisava che, “sommando il numero di studenti dispersi espliciti ed impliciti è possibile stimare che la dispersione totale in Italia sia superiore al 20%, un problema che riguarda quindi un cittadino su cinque”.

I dati INVALSI non colgono solo il dato finale sulla dispersione, ma permettono di diagnosticarla precocemente, così da rendere possibile un intervento di potenziamento durante l’iter formativo.

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