Link e Adi: decreto punti organico deludente

23 dicembre 2014 è stato pubblicato il nuovo decreto sulla divisione dei punti organico tra le università.

In un comunicato stampa congiunto le due organizzazioni LINK – Coordinamento Universitario – e ADI (Associazione dottorandi e dottori di ricerca) scrivono che “Il decreto arriva con estremo ritardo, quando molti atenei hanno già approvato i bilanci di previsione. Tali atenei hanno quindi dovuto fare questa operazione senza conoscere l’effettivo contingente di PO (Punti Organico) che li spettava, con conseguente lesione dell’autonomia universitaria e della partecipazione democratica delle componenti universitarie alla definizione, in termini di realtà e credibilità, di importantissimi documenti di programmazione quali appunto i bilanci di previsione“.

Il  turn-over per quest’anno si assesta al 50% a livello totale del sistema universitario, osserva la nota, che entra poi in dettagli tecnici particolareggiati. “Anche questo decreto, come era accaduto per lo scorso anno, presenta alcune criticità che si risolvono in altrettante sperequazioni tra gli atenei italiani“, ribadiscono Link e Adi. “Novità molto positiva è quella di una soglia minima di turn over del 10% che garantisce una, sebbene minima, possibilità di assumere nuovo personale a tutti gli atenei“, aggiungono.

Resta non condivisibile – dichiarano Antonio Bonatesta, Segretario nazionale ADI ed Alberto Campailla, portavoce di LINK – l’impianto complessivo del decreto che risulta criticabile sotto diversi aspetti. Il primo è la soglia a livello nazionale del 50 % ancora troppo bassa per sopperire alle carenza di personale nel sistema universitario. Il secondo, ma non meno importante, è la scelta di legare il turn-over degli atenei esclusivamente a indicatori di sostenibilità economico finanziaria, indipendentemente dal loro reale fabbisogno. “

Occorre dunque che il Ministero chiarisca – continua Bonatesta – una volta per tutte, la logica che sottende alla distribuzione dei punti organico e dei relativi margini di reclutamento accademico per ciascun ateneo poichè quello che si deduce dal presente decreto non è la volontà di perseguire obiettivi di sostenibilità del sistema nel suo complesso, bensì la semplice esigenza di tagliare la spesa pubblica e determinare, in questo modo, il declassamento e la scomparsa di molti atenei a favore di poche e accuratamente individuate realtà accademiche.

L’indicatore di spese per il personale, inoltre, è legato alla tassazione studentesca: gli atenei in difficoltà si troveranno costretti ad aumentare le tasse per migliorare tale indicatore che permette loro di accedere ad un contingente più elevato di punti organico.

L’utilizzo di questo tipo di indicatori economici – afferma Campailla – ha già creato, ed è destinato ad aumentare, le sperequazioni tra atenei a seconda del contesto sociale in cui si trovano. Gli studenti delle diverse regioni hanno infatti capacità contributive molto diverse e questo favorisce gli atenei che possono aumentare la tassazione studentesca perchè si trovano in regioni economicamente più avvantaggiate.”

Infine, al pari di quello dell’anno scorso, il decreto di quest’anno stabilisce una soglia massima per le assunzioni a livello di sistema e non di ateneo creando una impari competizione tra atenei che concorrono per accaparrarsi i punti organico e per poter sostenere quindi la loro offerta formativa.

Riteniamo perciò indispensabile conclude Bonatesta – procedere ad un ripensamento complessivo del sistema assunzionale dell’Università italiana che sia diretto al un superamento del sistema dei punti organico”.