La scuola inclusiva ha fallito? Un libro per capire una storia lunga settant’anni
“La scuola inclusiva ha fallito” di Anna Granata, edito da Laterza e appena uscito in libreria, è un testo piccolo nelle dimensioni (167 pagine), ma grande nelle aspirazioni. Pubblicato all’interno della collana “Fact checking: la Storia alla prova dei fatti”, il volume si caratterizza per la capacità di raccontare, con un linguaggio asciutto e chiaro, un pezzo di storia italiana: quello che, dal dopoguerra a oggi, ha costruito le diverse forme possibili di inclusione che convivono nella scuola italiana.
Il volume si apre con un’introduzione nella quale lettrici e lettori fanno la conoscenza di Bianca Bianchi, madre costituente socialista che, a soli trentadue anni, varcò, sbagliando l’entrata, l’aula di Montecitorio. La figura della deputata socialista ha una funzione di guida e accompagnamento, un po’ come una novella Beatrice capace di prendere per mano il lettore e accompagnarlo nella lettura. Insieme a lei troviamo molte altre figure di primo piano della scuola italiana, all’interno di un viaggio appassionato e documentato in maniera solida dal punto di vista scientifico.
Non intendiamo citare tutte le figure storiche presentate all’interno del volume, per evitare di rovinarvi la sorpresa, ma ci sembra molto opportuna la scelta di individuare, per ogni dimensione dell’inclusione, una donna o un uomo di scuola che con la propria vita ha testimoniato il valore, etico e insieme pedagogico, dell’inclusione scolastica.
Ogni capitolo ha un titolo che ci sembra, contemporaneamente, una dedica: dopo un primo paragrafo intitolato con una domanda (“Una scuola aperta a tutti?”), i successivi sono dedicati rispettivamente “ai marmocchi”, “ai disadattati”, “alle giovinette”, “ai meridionali”, “agli analfabeti”. Come conclusione, ancora una volta una domanda: “Quanto contano ventunomila ore?”, che introduce, proprio nella parte finale del libro, anche il tema dell’intelligenza artificiale, attualizzando ancora una volta il discorso sull’inclusione scolastica.
Questo libro ha molti pregi: unisce la chiarezza espositiva con la ricerca storico-educativa, presenta piccole storie personali insieme ai fatti della grande Storia, propone una bibliografia parlante e viva, senza l’ambizione di essere ingombrante.
Se questi aspetti sono senza dubbio pregevoli, l’elemento più importante è dato dal fatto di presentare l’inclusione come un processo plurale, che nasce dal basso e si sviluppa soltanto quando è preso in carico da una moltitudine di soggetti protagonisti (docenti, dirigenti, famiglie, studenti, comunità), impegnati a unire eccellenza e accoglienza, che, se non è proprio un binomio fantastico, poco ci manca (capirete leggendo il libro).
Se però questo libro fosse soltanto una celebrazione del passato che fu, o se così fosse presentato, faremmo un torto all’autrice e al suo desiderio, che ci piace definire politico nel senso etimologico del termine. Attraverso una lettura ragionata del passato, Anna Granata spinge lettrici e lettori a porsi domande, magari scomode, a prendere posizione nel dibattito pubblico sull’inclusione, a non essere tiepidi nel decidere da quale parte stare.
“La scuola inclusiva ha fallito”, come spesso accade con i libri brevi e attesi, è un piccolo gioiello che arriva in un momento in cui si avverte un forte bisogno di ribadire, con competenza e passione, il ruolo educativo che l’inclusione scolastica ha avuto, ha e deve continuare ad avere nel panorama scolastico italiano: sia come scelta di valori, sia come pratica democratica del buon modo di fare ed essere scuola.
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